«Non siamo quelli del "No". Firmati oltre mille accordi». Landini lancia una sottoscrizione straordinaria
Fabio Sebastiani
«Per noi la vertenza con la Fiat rimane aperta». Il segretario generale della Fiom Maurizio Landini, fino ad oggi noto per la mitezza nell'atteggiamento unita ad una decisione nei contenuti, lancia un vero e proprio guanto di sfida a Sergio Marchionne. Lo fa circondato da un nugolo di telecamere e di block notes dal bunker di Corso Trieste, storica sede della ex-Flm (l'organizzazione sindacale che univa sotto un'un ica bandiera Fiom, Fim e Uilm), nel corso della conferenza stampa di presentazione dello sciopero generale del 28 gennaio. Il clima è talmente carico che un cronista inesperto titola "Possiamo vincere la partita", lasciando intendere il referendum.
Quasi impossibile vincere il referendum, ma la Fiom in questa fase ce la sta mettendo tutta. Tra le altre ipotesi anche il ricorso legale. Su questo, dopo gli incoraggianti segnali che sono arrivati nei giorni scorsi dagli ambienti vicini alla Corte Costituzionale, è in programma un incontro con la Consulta giuridica della Cgil.
Intanto, i metalmeccanici della Cgil rilanciano tutte le ragioni dello sciopero, che a questo punto si configura sempre di più come uno sciopero politico contro l'attacco alla Costituzione italiana e ai diritti dei lavoratori. E poi apre «una sottoscrizione straordinaria» il cui obiettivo non è solo quello di valutare la solidarietà in termini di risorse ma anche in termini di consenso. La sottoscrizione si può fare anche attraverso internet.
A pochi giorni dal referendum sul futuro dello stabilimento, fissato per giovedì e venerdì, ieri ripartita la produzione a Mirafiori, dopo tre settimane di cassa integrazione. Da mercoledì saranno nello stabilimento tutti i 5.500 operai. I primi a rientrare sono stati gli operai dell'Alfa Mito (300 con il primo turno, alle 6; altri 500 negli altri due turni della giornata).
Ad accoglierli c'era un opuscolo della Fiom con il testo integrale dell'accordo: una pubblicizzazione che nemmeno Fim, Uilm, Ugl e Fismic, avevano ancora tentato. Strano, eppure loro dovevano considerarsi i diretti interessati.
Sul frontespizio la Fiom ha scritto: «Se cedi un dito ti prendono il braccio»: un vecchio slogan del '68 torinese sempre attuale.
Sarà sulla base di quell'opuscolo che la Fiom proprio in questi giorni terrà le assemblee a Mirafiori.
A "rimanere aperto", poi, è anche il confronto con la Cgil. Il "pari e patta" di domenica lascia aperti tutti i nodi strategici. Non a caso ieri sera c'è stato un incontro tra la segretaria generale della Cgil Susanna Camusso e la minoranza della Fiom. Nel "sindacalese" stretto equivale ad un aperto atto di ostilità.
Landini, nel corso della conferenza stampa, invece, ha sottolineato come lo sciopero sarà ampiamente partecipato e sostenuto dai segretari nazionali della Cgil, presenti in moltissimi comizi di chiusura. Susanna Camusso sarà a Bologna nella iniziativa che, però, è stata anticipata in questo caso al 27 gennaio. Insomma, nessun cenno ai dissensi e nemmeno alla partita della "firma tecnica", che a questo punto viene sostenuta solo all'interno del Pd. Al summit di Corso d'Italia non si è parlato di sciopero generale. Ma a questo punto è chiaro che a tutti convenga fare un passo alla volta. Il primo lo farà oggi Camusso che dal palco della assemblea delle Camere del lavoro a Chianciano parlerà della proposta Cgil sulla rappresentanza.
Maurizio Landini ci tiene a ribadire un concetto: «Siamo il sindacato che firma più accordi nel Paese». Oltre mille gli accordi che hanno coinvolto circa 230 mila metalmeccanici, dalla Ferrari alla Brembo, dalla Indesit alla Lamborghini che è tedesca. Non è finita, perché nei rinnovi delle rsu per le quali hanno votato complessivamente 30 mila lavoratori la Fiom, dichiara Landini, «è l'unica categoria che ha aumentato voti e delegati passando dal 61,7% al 66,6%, per i primi e dal 62,7% al 70% per i secondi. La Fim, invece, in termini di voti è passata dal 21,7% al 18,3% mentre in termini di delegati è passata dal 20,6% al 17,2%. Così come la Uilm è passata dal 13,2% al 10,7% in termini di voti e dal 14,2% al 10,3% in termini di delegati.
Ieri la Fiom ha incontrato i vertici della Federazione della Sinistra, di Sinistra critica e del Partito democratico. Per Oliviero Diliberto, portavoce di Fds, «la vicenda Mirafiori rappresenta oggi un punto cruciale e dirimente per la sinistra e per la democrazia. Non c'è spazio per ambiguità. In casi come questi ci si schiera. E la Federazione della Sinistra si schiera senza tentennamenti con i lavoratori metalmeccanici e con la Fiom attorno a cui nel Paese sta nascendo una vasta solidarietà probabilmente inaspettata per tutti gli sponsor delle imprese e del mercato 'a prescindere».
Sinistra Critica, infine, ha ribadito la totale solidarietà alla battaglia dei lavoratori della Fiat per difendere il lavoro e i diritti, nonchè il sostegno alla Fiom e alle iniziative intraprese per contrastare l'offensiva padronale, lesiva di fondamentali tutele democratiche. Ha anche sottolineato la necessità «di un'ampia convergenza tra i soggetti che stanno pagando i costi della crisi, per contrastare la guerra sociale scatenata in Europa da governi ed imprese». La proposta è quella di un «Forum delle opposizioni sociali».
Liberazione 11/01/2011, pag 2
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