venerdì 21 gennaio 2011

Fiat spaventa Confindustria. Sciopero generale più vicino

Oggi il Comitato centrale della Fiom. Cgil, la minoranza chiede il direttivo straordinario
Fabio Sebastiani
Imprenditori sull'orlo di una crisi di nervi, mondo sindacale ad un passo dallo sciopero generale. L'effetto choc dell'accordo Fiat non tarda a farsi sentire sull'intero assetto delle relazioni sindacali. Il presidente di Federmeccanica Pierluigi Ceccardi, è il primo a correre ai ripari nel timore che la deregulation totale contamini il resto degli associati. C'è più di un rischio reale che, superata la cornice del contratto nazionale, il vincolo associativo si squagli come neve al sole. Ceccardi da una parte incassa il risultato di Mirafiori, definendolo «un passo avanti per la realizzazione di un grande progetto industriale», dall'altra sottolinea i rischi del collasso del sistema della rappresentanza. «Un conto è concludere un contratto senza la firma della Fiom - dice Ceccardi, che nell'intervista chiede di aprire un tavolo sulla rappresentanza - un altro è gestire le relazioni industriali in azienda senza una organizzazione che rappresenta una parte cospicua dei lavoratori».
A rispondere a Ceccardi, curiosamente, non è Sergio Marchionne, ma Roberto Di Maulo, segretario generale della Fismic, per il quale nel modello Pomigliano-Mirafiori «ci sono novità e miglioramenti importanti rispetto al contratto nazionale». Ieri c'è stato il primo incontro tra Fiat e sindacati sul contratto che prevede l'assunzione nella newco dei lavoratori di Pomigliano, in base all'accordo siglato a giugno. Le firme dovrebbero arrivare solo oggi.
La sensazione è che sul fronte delle relazioni sindacali i buoi siano scappati da un pezzo. La conferma l'avremo dal Comitato centrale della Fiom convocato per oggi in seduta straordinaria. Intanto, l'area programmatica congressuale della Cgil, "La Cgil che vogliamo" ha chiesto formalmente la convocazione urgente e straordinaria del Direttivo Nazionale con all'ordine del giorno la vicenda Fiat. La nota arriva direttamente dal coordinatore nazionale, ed ex segretario della Fiom, Gianni Rinaldini. «Nel più grande gruppo industriale del Paese - dice Rinaldini - vengono cancellati in un colpo solo i diritti dei lavoratori e quelli della più grande organizzazione sindacale: pensare di isolare la Fiat, ritenere persino che possa essere la Confindustria a farlo, significa sottovalutare la portata del problema e rispondere con manovre tatticiste di corto respiro alla gravità storica di un atto palesemente violento e autoritario». Un attacco diretto alla "strategia" del gruppo dirigente della Cgil che in merito a tutta la vicenda Fiat ha preferito parlare d'altro. «È per questa ragione - conclude Rinaldini - che crediamo non sia più proseguibile il confronto con Confindustria su regole, produttività e quant'altro, così come ribadiamo la necessità della proclamazione dello sciopero generale».
Anche il sindacato di base è in fermento.
L'Esecutivo nazionale confederale Usb, riunitosi ieri a Roma, ha deciso di avviare «il più ampio confronto con le organizzazioni sindacali conflittuali e con le componenti sociali in lotta» allo scopo di promuovere «forti mobilitazioni», fino alla effettuazione di uno sciopero generale «e generalizzato». Il periodo potrebbe essere il mese di febbraio 2011.
USB, «pur dando un giudizio fortemente negativo e di illegittimità sulle consultazioni convocate solo quando richieste dalla controparte padronale e quando i lavoratori sono chiamati ad esprimersi con la "pistola puntata alla testa"», ha deciso di promuovere il NO al referendum sull'accordo Fiat Mirafiori.
Deboli segnali di dissenso anche da dentrola Cgil. «E' evidente che la Fiat non c'è più - scrivono i segretari generali di Cgil Campania e Cgil Piemonte, Michele Gravano e Alberto Tomasso -: la firma di Mirafiori dimostra il disegno di Marchionne di creare le condizioni per annullare le differenze che ci sono tra produrre in Italia o in qualsiasi altro Paese, organizzando aziende individuali come Pomigliano e le Carrozzerie di Mirafiori che avranno contratti uno diverso dall'altro». «Non si può considerare un successo, come fanno Cisl e Uil - secondo Gravano e Tomasso - un accordo che, oltre a peggiorare le condizioni di lavoro in fabbrica, nega la libertà sindacale e i diritti democratici e sancisce uno dei più gravi attacchi alle relazioni sindacali italiane, escludendo un sindacato rappresentativo e togliendo ai lavoratori, singoli e collettivamente, la libertà di scegliere da chi farsi rappresentare». Peccato che lo stesso Gravano avesse già "spezzato la sua lancia" a favore di Pomigliano.
Toni più netti da Antonio Mattioli, segretario della Cgil dell'Emilia Romagna. «Non c' è più tempo per tergiversare - scrive in una nota - e non è più rinviabile una mobilitazione generale che aggreghi tutte le forze democratiche di questo paese a sostegno di una proposta che sia la base di un modello di sviluppo alternativo». «A questo punto come Cgil - prosegue Mattioli - prima di proseguire qualsiasi confronto con Confindustria, è indispensabile far vivere nel dibattito interno e nel rapporto diretto con i lavoratori la nostra proposta complessiva per costruire nel paese l'alternativa al cartello che appoggia Marchionne e la Fiat, a partire dalla democrazia e rappresentanza e del modello contrattuale, e costruire le alleanze necessarie per dare un futuro diverso alla gente che lavora ed alle future generazioni».

Liberazione 29/12/2010, pag 4

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