Gli industriali a scuola da Marchionne: «In presenza di accordi, il contratto nazionale può essere sostituito»
Roberto Farneti
Sostituire il contratto nazionale con gli accordi aziendali. E' questo l'obiettivo dichiarato di Federmeccanica dopo l'illusoria e risicata vittoria dei Sì nel recente "referendum" alla Fiat di Mirafiori. Agli industriali non basta più la riforma del modello contrattuale del 2009, siglata con Cisl e Uil senza il consenso della Cgil. Esaltati dalla lezione di Sergio Marchionne, ora i padroni vogliono di più: chiedono che il contratto aziendale possa diventare «sostitutivo di quello nazionale», come ha spiegato ieri il direttore generale di Federmeccanica, Roberto Santarelli. Alla domanda se questo significa la "morte" del contratto nazionale, Santarelli ipocritamente risponde che «Federmeccanica ha 12mila aziende associate e che il contratto nazionale sarà utilizzato da almeno 11.500 aziende». Questo perché «saranno probabilmente soprattutto le aziende grandi che potranno avere interesse, in accordo con i sindacati, a fare un contratto aziendale».
Il pensiero corre a Mirafiori e Pomigliano. Dove però si sono verificati due problemi: il dissenso dei lavoratori, rappresentato dalla Fiom Cgil, è stato superiore alle aspettative; inoltre, per evitare ricorsi legali, Fiat è stata costretta a costituire due newco fuori da Confindustria.
Per questo Federmeccanica ritiene necessarie regole «certe sulla rappresentanza». Regole che anche Confindustria a parole auspica («Da parte nostra c'è tutta la buona volontà e disponibilità», conferma Alberto Bombassei) ma che il governo non ha alcuna intenzione di scrivere, almeno fino a quando le parti sociali non presenteranno una proposta comune e condivisa.
Ipotesi lontana anni luce. Ieri infatti il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, ha di nuovo respinto seccamente la proposta sulla rappresentanza e la democrazia sindacale avanzata dalla Cgil. In particolare, Bonanni non condivide il fatto che si possa ricorrere al referendum «a monte e a valle» di una eventuale intesa: «Il sindacato serve a fare accordi, non a costruire veti o consensi», ha tuonato il segretario della Cisl. A fare accordi sì, ma in nome di chi? Di tutti i lavoratori o solo degli iscritti Cisl? E perché i referendum è giusto farli quando il risultato è scontato, perché c'è la Fiat che tiene una pistola puntata sulla testa degli operai, mentre non vanno bene in altre situazioni di dissenso tra i sindacati? Mistero.
Intanto Marchionne va avanti per la sua strada. Che prevede l'estensione a tutti gli stabilimenti Fiat degli accordi imposti a Mirafiori e Pomigliano con il ricatto della chiusura della fabbrica. Il manager sa già che potrà contare sull'appoggio del ministro del Lavoro Maurizio Sacconi e del sindacato Fismic: «Si partirà da Sevel e Melfi - anticipa Roberto Di Maulo - poi Cassino e i tempi non saranno affatto lunghi. Ma attenzione anche a tutto il mondo della componentistica: per questo è all'ordine del giorno il contratto Auto, basato sugli accordi di Mirafiori e Pomigliano, che dovrà essere applicato anche nelle aziende della componentistica».
L'ipotesi che il contratto nazionale diventi alternativo ad un accordo aziendale, per cui in presenza del secondo il primo scompare, viene vista come il fumo negli occhi dalla Cgil: «Federmeccanica - osserva Vincenzo Scudiere - dichiara pubblicamente fallito il modello contrattuale che noi non abbiamo sottoscritto per proporne un altro che non potremo mai condividere, quello aziendalista. Continuare a inseguire Marchionne, come sembra voler fare Federmeccanica, su un terreno che non è quello risolutivo delle relazioni industriali, rischia di mettere in crisi anche il sistema della rappresentanza delle imprese italiane». Ironico il commento del segretario generale della Fiom, Maurizio Landini: «Mi chiedo, se un'azienda può scegliere di non applicare il contratto nazionale, a cosa serva Federmeccanica». In ogni caso lo sciopero generale dei metalmeccanici del 28 gennaio «sarà per dire che il contagio del modello Fiat va fermato e che i lavoratori non verranno lasciati soli dall'intera categoria» aggiunge Giorgio Airaudo, responsabile Auto della Fiom nazionale.
Per Roberta Fantozzi, responsabile nazionale lavoro del Prc e dirigente della Federazione della Sinistra, le «gravissime» dichiarazioni di Santarelli rendono «sempre più evidente la necessità dello sciopero generale».
Liberazione 20/01/2011, pag 4
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