venerdì 21 gennaio 2011

La sinistra contesta i diktat della Fiat. E il Pd si divide

I veltroniani apprezzano l'accordo, i bersaniani meno. Vendola critica Marchionne ma non risponde a Ferrero
Frida Nacinovich
La Fiat ne fa di tutti i colori, il governo guarda, ammicca, in cuor suo approva, ufficialmente dice:«Palazzo Chigi non intende intervenire, Marchionne se la può tranquillamente risolvere da solo, come se la sta risolvendo». Parole che arrivano dal ministro per lo sviluppo economico Paolo Romani, parole tutto sommato prevedibili in bocca ad un esponente dell'esecutivo berlusconiano. A stupire invece sono le variegate reazioni del Partito democratico. C'è chi applaude, chi fischia, chi prende tempo. Il solito Pd. Non dovrebbe far più notizia ma la fa. L'Italia dei valori in Parlamento, le sinistre fuori da Montecitorio e palazzo Madama censurano i diktat di Marchionne. Nel Pd qualcuno dice che l'amministratore delegato del Lingotto sta sbagliano, qualcun altro dice invece che fa bene, qualcun altro ancora tormenta il teschio di Yorick domandandosi che fare. Sono fatti così. L'ex popolare Beppe Fioroni commenta positivamente l'accordo: «Nella crisi ci vuole coraggio, conservare significa recedere e perdere tutto». Diametralmente opposto il giudizio del senatore Vincenzo Vita, esponente della sinistra del partito: «Si tratta di un pessimo accordo che mette ai margini la Fiom. Il giudizio su tale vicenda deve essere forte e netto da parte del Pd perche è uno di quei casi in cui ambiguità e incertezze minano dalle fondamenta la natura stessa di un partito riformista». Per Stefano Fassina, responsabile economico del Partito democratico, serve «un'intesa quadro tra le parti sociali e poi una legge quadro che garantiscano l'esigibilità degli accordi da parte delle aziende ma garantiscano la rappresentanza anche a chi è contrario». Encomiabile il tentativo di tenere insieme capre e cavoli, Fioroni e Vita, Veltroni e Bersani. Il Pd balbetta. Franco Marini avrebbe firmato l'accordo ma non avrebbe escluso la Fiom dalle trattative. Invece la Fiom è stata esclusa, questo dicono i fatti. Se ne è reso conto perfino il presidente di Federmeccanica, Pierluigi Ceccardi, piuttosto preoccupato della piega che stanno prendendo gli avvenimenti. Perché «un conto è concludere un contratto senza la firma della Fiom, un altro è gestire le relazioni industriali in azienda senza una organizzazione che rappresenta una parte cospicua dei lavoratori». Nel Pd c'è qualcuno a destra di Ceccardi. Tant'è. Antonio Di Pietro prova a riempire lo spazio vuoto lasciato dalle titubanze dei democrat. «Noi dell'Italia del Valori - dice - pensiamo che quell'accordo ponga prima di tutto un enorme problema di legittimità costituzionale. Sulla Costituzione repubblicana non si può discutere. Va rispettata senza se e senza ma». Dall'estrema sinistra, il segretario del Partito comunista dei lavoratori Marco Ferrando attacca sia Marchionne che il Pd e lancia un appello «a tutte le sinistre politiche e sindacali per un'iniziativa unitaria di lotta, che passi per l'occupazione operaia degli stabilimenti Fiat e per la convocazione di uno sciopero generale vero, a carattere continuativo, che punti alla revoca dell'accordo». Da parte sua Oliviero Diliberto, portavoce nazionale della Federazione della Sinistra si associa «con grande convinzione» all'invito rivolto da Paolo Ferrero all'intera sinistra italiana ad agire contro il modello Fiat. «Così come sono d'accordo con Vendola quando afferma che la vicenda Mirafiori è dirimente per costruire una coalizione della sinistra», aggiunge Diliberto secondo il quale «non si può rimanere inerti di fronte ad una offensiva eversiva come quella lanciata da Marchionne». Anche Nichi Vendola critica la Fiat («Quella di Marchionne non è solo una sfida arrogante, è l'idea di un restringimento secco degli spazi di democrazia in questo Paese»), così facendo si prende i rimbrotti di una parte dei centristi del Pd. Alessia Mosca, parlamentare di area lettiana attacca il governatore pugliese, gli dà del «teologo della coservazione». «La sfida di un centrosinistra serio, riformatore, adeguato ai tempi - sostiene - sta proprio nel fare lo sforzo di elaborare risposte nuove a problemi nuovi. I diritti di cui parla Vendola non si tutelano arroccandosi sulla difensiva». Forse è anche per questo che Vendola non ha ancora risposto a Ferrero. Forse. Di sicuro la fotografia della giornata politica in relazione al caso Fiat ritrae un Pd quantomeno ondivago, con dirigenti e parlamentari incapaci di parlare ad una voce. Eccessi democratici o mancanza di chiarezza sui programmi? Certo è che i democrat somigliano sinistramente al Terzo polo di Fini, Casini e Rutelli alle prese con il ddl Gelmini. Si, no, forse.

Liberazione 29/12/2010, pag 2

Nessun commento:

Posta un commento