Ferrero: «Ora un candidato sindaco espressione della Fiom»
Maurizio Pagliassotti
Torino
Il nome che circola è quello di Giorgio Airaudo, lui si schermisce e propende per il No anche se sono in molti che lo vedrebbero bene come sindaco di Torino. Punto e capo. Cognomi a parte, la vicenda sindacale della Fiat deborda nell'agone politico per ovvie ragioni attraverso questa domanda: può Mirafiori riportare il tema del lavoro al centro dell'agenda politica torinese e di riflesso anche di quella nazionale? La Torino che ha vibrato venerdì notte ed ha gioito vedendo la vittoria della Fiom sull'arroganza degli Agnelli si domanda: è possibile evitare la solita vittoria dei poteri forti in città? I primi a domandarselo sono gli stessi operai di Mirafiori, ieri nuovamente in fabbrica a ranghi completi. Rosa ha votato no: «Se mi sta chiedendo se voterei Airaudo sindaco le dico di sì. Però lui è un sindacalista e ci serve in fabbrica. La politica ne deve trovare uno come lui e lasciarci il nostro». Roberto invece dice un po' ruvido: «A Mirafiori noi abbiamo votato al posto della politica che nel Parlamento oltre a non fare un cazzo non è manco capace di prendere delle decisioni. Un politico che porti avanti le esigenze dei lavoratori? A me sembra che ci siano già, il problema è che perdono sempre. Non sarà la Fiom a risolvere questo problema in Italia». Barbara Tibaldi, dirigente Fiom a Torino: «Il referendum è andato bene ma abbiamo un problema molto grave. La verità è rimasta chiusa dentro questa fabbrica, murata. La sanno gli operai a soprattutto i capi che hanno fatto passare il sì. E' necessario che la verità esca da qua dentro anche entrando nell'agone della politica». Federico Bellono, segretario provinciale Fiom: «Penso che le istanze del mondo del lavoro abbiano in questo momento delle autostrade aperte per affermarsi, soprattutto a Torino. Ed è inutile la rincorsa del centro sinistra di Fassino a questi lavoratori che chiedono di essere rappresentati. Adesso è troppo facile dire che gli operai devono essere ascoltati».
Spente le telecamere la presenza politica a Mirafiori è semiscomparsa. Unico presente, in maniera sobria, ieri era Paolo Ferrero, segretario Prc: «La Federazione della Sinistra è qui per testimoniare tre cose. Primo: è necessario allargare il conflitto a tutto il gruppo Fiat. Secondo: lo sciopero generale è un obbligo. Terzo: Torino necessita di un candidato sindaco forte ed espressione della Fiom. E' necessario dire che c'è qualcuno che non sta solo contro Berlusconi, ma anche contro Marchionne - ha continuato Ferrero - è una cosa fondamentale in questo momento. Noi lavoriamo per questo anche a Torino. Marchionne dovrebbe capire il segnale che gli è arrivato se gli interessa produrre automobili. C'è una parte del centrosinistra molto contro Berlusconi e molto a favore di Marchionne, serve invece una sinistra contraria a entrambi». Anche SeL torinese è tentata dalla carta Fiom. Monica Cerutti, consigliera regionale, dice: «Il nostro desiderio è arrivare alle primarie di coalizione con un candidato espressione di quanto si è raccolto intorno ai cancelli di Mirafiori in questi giorni. Riportare al centro dell'agenda politica il lavoro può essere uno strumento valido per coagulare, con forza, le forze in campo». Non piace al Pd torinese l'idea di una candidato sindaco figlio di Mirafiori e del lavoro. Paola Bragantini, presente venerdì scorso per un attimo alla Porta due in mezzo agli irriducibili della Fiom in attesa degli esiti, dice: «Vendola sta giocando una partita nazionale sulla pelle del centrosinistra torinese, incurante dei percorsi che la coalizione ha imboccato».
Se la politica desidera un passo avanti da parte di chi ha combattuto a Mirafiori il mondo della cultura ne consiglia due indietro. Marco Revelli: «Il lavoro al centro della politica, sarebbe molto bello. Ma è un sogno. L'incubo è che personaggi come Airaudo finiscano nel tritacarne a seguito di una appropriazione indebita da parte della classe politica del suo volto ». Luciano Gallino: «Un sindaco legato al lavoro è una speranza irrealizzabile. Le forze in campo a Torino legate ai poteri forti sono predominanti e il rischio sarebbe di prendere pochi voti solo tra gli operai». E la società civile sulle barricate del precariato? Alberto Pantaloni, Rsu della Slc Cgil, fa parte dell'Assemblea Lavoratori Studenti del Politecnico di Torino: «L'esperienza di Obama dimostra che un nome, anche ottimo, non può nulla in assenza di un programma e soprattutto della forza necessaria per realizzarlo». I giovani delle Officine Corsare invece si schierano: «Il nostro impegno in campagna ci sarà solo in caso di Airaudo candidato, cosa che auspichiamo. La Fiom è salita con noi sui tetti ed ha organizzato diversi incontri con i giovani».
Liberazione 19/01/2011, pag 19
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