Poche le speranze di una trattativa vera, come chiede la Fiom. La prospettiva della Newco fa salire il titolo
Fabio Sebastiani
«Andremo all'incontro con la Fiat perché si tratti. Se invece il punto è chiudere ripetendo il modello Pomigliano la nostra firma non ci sarà». Giorgio Airaudo, membro della segreteria nazionale della Fiom, non si fa illusioni. L'incontro in programma oggi a Torino tra Fiat e sindacati non promette nulla di buono per la Fiom, e per i lavoratori. Sergio Marchionne al rientro dagli Usa la prima cosa che ha pronunciato è stata l'ennesima pressione contro il sindacato dei metalmeccanici della Cgil. E ieri ha continuato a sparare "pezzi da 90" sottolineando che se il referendum passasse con il 51% l'investimento verrebbe fatto lo stesso. A parte le più "miti pretese" rispetto alla richiesta dell'80% a Pomigliano, il punto rimane l'uscita dal contratto nazionale, che oggi verrà riproposta attraverso il percorso della "newco".
Dura la reazione di Giorgio Cremaschi, presidente del Comitato nazionale della Cgil. «Il referendum al 51% che lancia Marchionne è assolutamente illegittimo. È illegittimo che si possa votare azienda per azienda la secessione dal contratto nazionale, senza che tutti i metalmeccanici italiani abbiano potuto votare se è giusta o no questa scelta». Per Cremaschi, «siamo in piena illegittimità formale, a cui si aggiunge l'inaccettabile ricatto che è costituito dalla minaccia di chiudere la fabbrica se il 51% dei lavoratori non vota sì».
Il segretario generale della Fiom Maurizio Landini sottolinea che «se la Fiat intende riproporre il testo presentato il 3 dicembre che nei fatti è una ripetizione di Pomigliano, con alcuni peggioramenti su quelle basi non ci sono le condizioni per fare un accordo». Se, invece, «è per riaprire la trattativa, noi al tavolo siamo per quello: abbiamo avanzato delle proposte e non c'è bisogno nè di deroghe al contratto nazionale nè di pseudo contratti per l'auto. Se si vuole fare l'investimento, aumentare l'utilizzo degli impianti e prevenire forme di conflitto è possibile farlo attraverso un accordo che veda il consenso di tutte le organizzazioni sindacali e le Rsu» e, quindi, «tra le persone che lavorano nei suoi stabilimenti», aggiunge il leader della Fiom. «Chiediamo di non peggiorare le condizioni di lavoro e difendiamo i diritti come lo sciopero e la malattia che non sono disponibili», conclude Landini.
Comunque vada oggi, la parola fine su questa travagliata vicenda non arriverà tanto facilmente. Ci sarà da affrontare il giudizio dei lavoraotri vuoi sotto forma di una semplice e innocua assemblea, vuoi sotto forma di referendum. Non va dimenticato che la maggioranza delle tute blu si è già espressa contro lo stravolgimento del contratto nazionale attraverso un questionario diffuso dalla Fiom.
Intanto, oggi, alle ore 9.30, nel salone della Camera del Lavoro, in via Pedrotti 5, è prevista l'assemblea dei direttivi della Fiom e della Cgil di Torino. All'ordine del giorno la discussione sul futuro di Mirafiori, la difesa del contratto nazionale e dei diritti dei lavoratori. L'iniziativa, si legge in una nota della Fiom-Cgil. «consolida un percorso comune nella vicenda Fiat tra la Fiom e la Cgil, non solo a livello locale, ma anche a livello nazionale».
L'interesse della giornata di confronto, quindi, è tutto su "quante virgole" verranno spostate rispetto al testo del 3 dicembre. Bruno Vitali, responsabile Auto della Fim, ieri ha ripetuto la disponiblità a firmare. La Fim fida sulla riuscita del confronto anche tra Fiat, Confindustria e Federmeccanica. Ma anche su quel versante non brilla certo il sereno. Rimane il nodo dell'uscita di Fiat (newco) da Confindustria e del passaggio sulla rappresentanza. Secondo la versione di Marchionne, nelle rappresentanze sindacali potranno entrare solo i firmatari del nuovo accordo.
A sentire l'odore dell'accordo basato sulla "Newco" è stata sopratutto la borsa dove ieri sia Fiat che Exor hanno segnato una seduta in rialzo. Le azioni della holding guadagnano il 3,71% a 24,89 euro, le migliori del Ftse Mib, mentre Fiat sale dell'1,52% a 15,34 euro. E questo, nonostante i dati ripetutamente negativi sulle vendite dell'auto. Ora però si aspetta il giudizio delle agenzie di rating. A luglio Moody's aveva messo in stato di revisione il titolo Fiat. Tra qualche settimana è attesto il giudizio definitivo in cui è contemplata la separazione tra Fiat auto e Fiat industrial.
Ieri il Tribunale di Torino, infine, ha assolto Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Virgilio Marrone dall'accusa di aggiotaggio informativo relativamente all'equity swap Ifil-Exor con Merrill Lynch, che nel settembre 2005 permise alla famiglia Agnelli di mantenere il controllo de facto di Fiat a dispetto dell'assedio delle banche.
Liberazione 23/12/2010, pag 6
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