Italia Alstom Transport
Fabio Pozerle
Ma ve l'immaginate la scena? Immaginate di arrivare sul vostro posto di lavoro (ammesso che ce l'abbiate, visti i tempi) in una bella mattina di sole; cominciate, un po' assonnati ma tranquilli, a svolgere le vostre mansioni e poi, improvvisamente, tra le varie mail ne scovate una dove la vostra azienda vi comunica di aver deciso di tagliarvi il posto di lavoro. L'effetto? Mentre la leggi ti senti venir meno tra l'incredulo e lo sgomento e poi, una volta realizzato che la stessa missiva è stata recapitata a tutti i tuoi colleghi, comincia a salirti la rabbia dentro per l'ennesima mancanza di rispetto della tua persona e delle relazioni sindacali che, a fatica, sembravano esser tornate normali dopo anni di vuoto pressoché totale.
Questo è capitato agli oltre 2.600 lavoratori dei 6 stabilimenti italiani Alstom Transport, settore della omonima multinazionale francese dove ci si occupa di trasporto ferroviario. La mattina del 23 marzo scorso l'azienda annuncia un piano di esuberi che colpisce 280 lavoratori e che prevede una riduzione di 55 posti a Savigliano (Cn), 1.130 dipendenti; 40 a Bologna, 613 dipendenti; 40 a Guidonia (Roma) 176 dipendenti; il "trasferimento" dei 62 lavoratori di Verona a Bologna e la conferma della chiusura del sito di Colleferro (Roma), 145 dipendenti. Un esubero che in Europa costa la perdita di 1.380 posti di lavoro, da aggiungere ai 4.000 annunciati a dicembre e che colpiranno l'altro settore, quello della Alstom Power (generazione di energia elettrica), che in Italia occupa circa 500 lavoratori.
Eppure le relazioni sembravano tornate normali dopo la sigla dell'accordo europeo, chiamato "Anticipazione del cambiamento e dell'evoluzione in Alstom", avvenuta solamente il 23 febbraio scorso tra i vertici europei della multinazionale francese e la Fem (Federazione Europea dei Metalmeccanici). Appariva come una svolta dopo i disastri degli ultimi 4 anni, durante i quali non solo non si è riusciti a chiudere alcun accordo sindacale ma, soprattutto, la dirigenza non è riuscita a far mantenere un ruolo centrale agli stabilimenti italiani all'interno della multinazionale, avvantaggiando quelli francesi. Infatti, buona parte dei 25 treni commissionati dalla Ntv di Montezemolo ad Alstom saranno prodotti a La Rochelle in Francia, dopo che sono costati la rottura del rapporto con Moretti, ad di Trenitalia, e la perdita della commessa di 50 treni vinta poi da Ansaldo Breda-Bombardier.
I primi a reagire sono stati i lavoratori di Verona scioperando e presidiando lo stabilimento, consapevoli che la loro situazione ambigua di trasferiti e non licenziati sarebbe stata più difficile da gestire e inaccettabile perché andava a chiudere uno storico stabilimento del settore. Chiusura che si va ad aggiungere a quella del sito di Colleferro, dove Alstom ha buttato 15 mln di euro di incentivi all'esodo che potevano esser spesi per rilanciare lo stabilimento.
Sicuramente si sta pagando lo scotto della mancanza di una politica industriale di settore, fosse solo per svincolarci dall'inquinante trasporto su gomma e per toglierci dal collo il cappio di Marchionne e delle sue idee ultraliberiste e anti sindacali. Il governo dovrebbe considerare lo sviluppo della rete ferroviaria, strategico ai fini di una crescita economica capace di creare molti posti di lavoro e in grado di ridurre quelle differenze culturali esistenti tra un capo e l'altro del paese, lontane almeno 20 ore ed equivalenti al tempo necessario ad un milanese in auto per venire a contatto con un abitante di Kiev nella lontana Ucraina.
Liberazione 07/04/2011, pag 11
Nessun commento:
Posta un commento