Ceglie Messapica (Br) Lsu
Fabrizio Salvatori
Primo maggio di lotta per molti lavoratori italiani, che stanno pagando la crisi con la disoccupazione. Abbiamo scelto una protesta, quella di sette lavoratori di Ceglie Messapica che proprio quel giorno, la festa dei lavoratori, non essendo stati riconfermati dall'amministrazione comunale, sono rimasti a casa. Sette lavoratori con contratto a tempo determinato che avrebbero dovuto essere internalizzati così come già avvenuto in altri comuni e come prevede la legge. Sette lavoratori da ben diciotto anni al servizio del Comune, impiegati nei servizi di manutenzione degli immobili, verde pubblico e alla cura del patrimonio demaniale. L'amministrazione, infatti, al loro posto ha assunto cinque ingegneri come consulenti esterni, ovviamente a carico delle casse pubbliche. I lavoratori e la Cgil le hanno tentate un po' di tutte per provare a dissuadere il sindaco da questo vero e proprio licenziamento. Nei giorni scorsi i sette si sono addirittura arrampicati sul tetto del comune, dove sono rimasti per diversi giorni. Padri di famiglie monoreddito, i precari hanno issato sul tetto cartelli con scritte del tipo "lavorare è un nostro diritto per mantenere la nostra famiglia con dignità e rispetto". Ora non hanno più nemmeno quella paga da fame che comunque riuscivano a mettere insieme. Il "compenso" per gli lsu, corrisposto dall'Inps, ammonta a 530 euro mensili, per un totale di venti ore settimanali, lievitate a trentasei grazie a una delibera regionale licenziata recentemente che ha consentito a tutti di portare a casa un salario più dignitoso. Il sindaco in un primo momento aveva proposto un percorso un po' tortuoso per assicurare un lavoro ai sette, ovvero la riassunzione attraverso una azienda nell'ambito delle esternalizzazioni, proposta mai formalizzata. La Cgil, però, ha posto la clausola di una futura assunzione, che il comune non ha voluto inserire. Il sindacato ha anche proposto la proroga in deroga assistita e il sindaco ha detto che «non ci sono i fondi». E allora perché sono stati trovati per i cinque ingegneri?
«Non sono tempi facili - ha detto Angelo Leo, segretario del Nidil di Brindisi - per i lavoratori, ma quando c'è di mezzo l'amministrazione pubblica diventa intollerabile. La legge prevedeva il rinnovo degli incarichi fino al prepensionamento. In tutti i comuni si è fatto così e non si capisce perché non si deve fare così anche a Ceglie».
«Quelle catene a cui si sono legati i lavoratori rappresentano le catene di una dignità calpestata e di diritti negati, quelle catene vanno spezzate - ha detto Pierfelice Zazzera, deputato. Mi occuperò di questa vicenda presentando una interrogazione parlamentare perché questi lavoratori vengano reintegrati al più presto».
Liberazione 05/05/2011, pag 11
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