Bruno Manganaro della segreteria della Fiom di Genova
Fabrizio Salvatori
Fincantieri sta diventando una vicenda simbolo, perché da una parte c'è la globalizzazione e, dall'altra, la responsabilità del Governo che oltre a non dare alcun indirizzo di politica economica qui ha le mani in pasta.
Sì, la vicenda ha al centro un'azienda globalizzata di proprietà del Governo, un'azienda leader europeo se non mondiale, che in assenza di nuove idee e nuovi progetti ha tentato di vivacchiare seguendo solo la strategia finanziaria. Due anni fa tentò addirittura la via della borsa, un modo come un altro per arraffare un po' di soldi e non porsi interrogativi sulla rotta da seguire. Stavolta, insomma, non è colpa dell'imprenditore privato ma chiama in causa chi dovrebbe in qualche modo dirigere un paese e una comunità e comunque far andare una politica industriale che ha ricadute sulla vita di decine di migliaia di persone. In più, in Fincantieri ci sono i lavoratori di cinquanta nazionalità di migranti.
Nel taglio con il quale la dirigenza di Fincantieri sta affrontando questa vicenda si potrebbe leggere una drammatizzazione un po' sopra le righe. Perché?
C'è anche questo, certo. Perché nei fatti ci sono amministratori delegati legati alla politica. Non c'è solo il bieco padrone, ma anche chi è molto attento alla politica. Da un lato non ammette le sue reponsabilità, dall'altra cerca la via della drammatizzazione per far intervenire il Governo.
La Lega sta pescando un po' nel torbido con questa ricerca della frammentazione tra siti produttivi del Nord e quelli del Sud.
Alla fine quando c'è una crisi il rischio di dividersi è fortissimo. E questo la Lega lo sa. Però poi qualche antidoto tra i lavoratori ancora esiste. E quindi lo sciopero è stato di tutti e compatto anche se non tutti rischiano allo stesso modo.
E' da anni che Fincantieri segue una politica di forte deregulation...
La sua flessibilità se l'è costruita portando i lavoratori che costano meno in Italia, dove su 8500 diretti il doppio sono informali delle ditte di appalto. A Sestri Ponente su 800 diretti ce ne erano 2.500 delle ditte di appalto. L'altro giorno erano in corteo con noi, alla testa del corteo.
Che cosa è accaduto che in un gruppo leader mondiale decida di chiudere uno stabilimento e mezzo?
Il gruppo dirigente da un lato ha guardato alla finanziarizzazione, ha inseguito altri mercati esteri ma, dall'altro, ha perso il controllo della produzione perché per esempio, ha esternalizzato la progettazione. Insomma, hanno pensato all'oggi e non al domani con in più il fatto che il Governo si è completamente disinteressato delle prospettive. Alla fine si sono ridotti ad un solo prodotto, la nave da crociera, e a un solo cliente, la Carnival.
Elettroencefalogramma piatto?
C'è stasto chi ha pensato di lanciare idee e progetti. Un dirigente come Duccio Valori aveva già formulato un preciso grido di allarme, ma purtroppo la politica, sia del centrodestra che del centrosinistra si è disinteressata alla cantieristica. Se oggi le cose forse potrebbero cambiare lo dobbiamo alla mobilitazione dei lavoratori. A me ha colpito la dichiarazione di un esperto dell'Università di Trieste, che ha parlato, a proposito dell'Eni, di energia da navalizzare. E' quello che stan tentando di fare gli altri paesi.
Qual è stato il ruolo dell'Europa, quello di un grande ammortizzatore sociale?
L'Europa è sicuramente responsabile perché ogni paese è andato per conto suo. Ognuno ha cercato di inventarsi qualcosa per salvare i propri cantieri. Sono nate delle direttive in Europa che dicono che diventa obbligatorio per tutte le navi avere nuovi mezzi di propulsione e di sicurezza e di essere ambientalmente compatibili. Solo che questi rimangono buoni propositi. La realtà è che gli investimenti non decollano. E purtroppo su questo c'è anche un ritardo del sindacato europeo. In questo settore, poi, è palese. Da cosa deriva? Un po' le storie sindacali diverse, tra vecchia e nuova Europa, e un po' per il meccanismo della concorrenza.
Il dato che colpisce di più in questi giorni è la determinazione dei lavoratori.
C'è una ragione in parte anche soggettiva. I lavoratori hanno bisogno di un gruppo dirigente che ci provi. E in questi giorni abbiamo provato a mettere insieme lavoratori diversi. E' quello che ha fatto la Fiom. La cosa che è successa a Sestri Ponente, per esempio, è che sono scesi in piazza proprio tutti. Il corteo delle tute blu dei cantieri si è incrociato con i lavoratori dell'Ansaldo energia, e della Piaggio. Si sono abbracciati e si sono riconosciuti.
Liberazione 26/05/2011, pag 5
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