Fabio Sebastiani
Precari nel lavoro ma non nella comunicazione e nell'informazione. Sono quelli del "9 aprile" o, se volete, i "non più disposti a tutto" di qualche mese fa. Do you remember?. Hanno cominciato con una campagna pubblicitaria un po' sibillina ma efficace, puntando a creare la classica attesa, come si fa con i profumi, proseguito con speak corner e flash mob nelle maggiori città d'Italia, traguardando la scadenza nazionale di sabato 9 aprile. Lo slogan, "il nostro tempo è adesso, la vita non aspetta", c'è tutto. Un tempo da consumare soprattutto nella catena mediatica. Hanno collaborato con player mediatici di tutto rispetto, come la Cgil, vero e proprio ghost writer dell'iniziativa (Sussanna Camusso compare in un video diffuso in rete in cui sostiene l'iniziativa) e la Repubblica, che li ha sostenuti soprattutto nella versione on line.
Il giorno della conferenza stampa trasformato in una "apoteosi dell'evento". La sede del Comitato - in via Goito 39 a Roma - viene trasformata per l'occasione in un fantomatico "Centro per l'Impiego" "Chi non lavora non fa l'amore", dove agli ospiti vengono proposte offerte di lavoro pseudo-reali che evidenziano le piaghe di un mercato del lavoro in cui i giovani vengono per lo più sottopagati e sfruttati. Annunci del tipo "Cercasi prestanti braccianti per raccolta ortofrutticola. Ore 5.00-18.15 con pausa caffè 15 minuti. Retribuzione garantita di 39 centesimi all'ora. Benefit: splendide albe, pulmino aziendale, abbronzatura assicurata, possibilità alloggio open air".
Nello stesso Centro per l'impiego virtuale compare l'Ufficio Case "A casa di cane", dove venivano proposte stanze in affitto a prezzi esorbitanti o, per venire incontro alle esigenze di flessibilità e dinamismo dei giovani; con la possibilità di prendere in affitto delle "case low cost", ossia delle tende da campeggio e il kit che comprende la mappa dei luoghi autorizzati, nella città di Roma, per piantare le tende e un k-way.
Infine, la "banca del tempo precario e sentimentale": un ufficio preposto a facilitare gli incontri fra ragazzi e ragazze le cui condizioni di precarietà non li aiutano a costruirsi delle relazioni sentimentali.
Infine, lungo il percorso, due porte simbolicamente chiuse: lo "sportello dell'università e della scuola pubblica" che reca il cartello "lasciate ogni speranza o voi che entrate" e lo "sportello bancario" la cui scritta recitava "vietato l'ingresso ai giovani".
Insomma, più che rappresentare la precarietà, l'idea è che "la precarietà viene rappresentata".
Del resto, far scendere in piazza i precari è complesso e faticoso per la natura stessa della figura contrattuale intermittente, con percorsi lavorativi discontinui e spesso atomizzati, assenza di diritti, bassa sindacalizzazione. Da qui l'idea di privilegiare il terreno mediatico. La Cgil avrebbe pure al suo interno una organizzazione che si occupa di precariato, soprattutto con un taglio vertenziale, il Nidil. L'esperienza non è stata esaltante. Attualmente c'è un confronto piuttosto aspro all'interno del sindacato sulla necessità di ricondurre le fasce di precariato all'interno delle rispettive categorie in modo da rimettere insieme "stabili" e "non". La Cgil sembra aver scelto una "terza via".
Tante le manifestazioni previste in Italia, tra le quali: Roma, street parade alle ore 15 da piazza della Repubblica diretta al Colosseo; Milano, manifestazione a Colonne di San Lorenzo alle 15.30; Torino, corteo alle ore 15.00 da piazza Vittorio; Napoli, corteo alle ore 9.00 da piazza Mancini a piazza del Gesù; Firenze, alle ore 15.00 piazza Santo Spirito; Palermo, manifestazione regionale alle ore 17 da piazza Indipendenza. Iniziative di sostegno verranno dai "cervelli fuggiti" all'estero. Sono previste iniziative a Bruxelles e a Washington.
«Pretendiamo risposte dalla politica», hanno dichiarato i promotori dalla conferenza stampa, «questa manifestazione serve per prendere la parola in prima persona e costringere questo Governo e questo Paese a confrontarsi con la precarietà di lavoro e di vita che rende le nostre esistenze insostenibili e con la marginalizzazione di almeno una generazione. Temi tanto frequentati nelle campagne elettorali, quanto abbandonati nell'azione politica».
Prima o poi anche un gruppo informale e "parasindacale" dovrà dire cosa ha in mente di fare in concreto contro la precarietà. Il credito se lo sono conquistato a forza di spot. Un modo nuovo ma certamente un modo. Dal mondo virtuale si dovrà passare a quello reale.
«Le esperienze di attualizzazione di pratiche politiche e sperimentazione di nuovi linguaggi - scrive Emanuele Toscano, giovane ricercatore precario - cominciano a registrare un'ampia casistica, anche qui in Italia dove certamente, a parte qualche caso illuminato, non possiamo certo dirci all'avanguardia. Le difficoltà a farsi spazio in un'arena comunicativa pietrificata dall'eterno presente berlusconiano da un lato e dalle composte e canoniche pratiche di mobilitazione della sinistra istituzionale dall'altro cominciano a essere superate, soprattutto grazie alla Rete e alle sue potenzialità».
Ovviamente, i "ragazzi" del 9 aprile non hanno tralasciato l'azione virale in Internet. «La rete Internet ha permesso l'affermarsi di una mass self-communication - continua Toscano -, una comunicazione che ha le potenzialità di raggiungere una platea globale, e perciò di massa, ma al contempo auto-comunicazione in quanto auto-generata, i cui destinatari sono auto-individuati, con un'auto-selezione dei contenuti da veicolare». «Attraverso questa forma di comunicazione - conclude - si costruiscono sistemi personali di comunicazione di massa che si basano su blog, siti web, flussi informativi audio e video, spazi sociali sul web, wiki, elaborando il contenuto sulla base del proprio orientamento individuale e al contempo inserendosi in una comunicazione many-to-many».
Liberazione 07/04/2011, pag 9
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