mercoledì 15 giugno 2011

Fincantieri, governo fermo. Tocca al commissario Ue

Mobilitazioni oggi la protesta a Sestri Ponente

Fabrizio Salvatori
«Fino a che non si trovano soluzioni condivise i cantieri non si chiudono». E' al limite della banalità la dichiarazione del ministro Paolo Romani ieri, al terzo giorno di mobilitazioni. Indice di debolezza e di poca lucidità. «Ci mancherebbe anche che senza un piano condiviso e contrattato con i sindacati si procedesse alla chiusura dei cantieri», gli risponde, a tono, il capogruppo democratico nella commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano. Il tentativo dell'esecutivo è, per ora, quello di calmare gli animi. Ieri è stata bloccata di nuovo la Circumvesuviana a Pompei. E negli altri siti produttivi le tute blu hanno continuato chi a sciopero e chi a presidiare.
Gli animi non si calmano schioccando le dita. Tanto meno lo può fare Romani, già sfiduciato dai lavoratori ancor prima di iniziare. Oggi, intanto, è in programma l'incontro dei sindacati confederali con Antonio Tajani, commissario ai Trasporti, sceso da Bruxelles per venire in soccorso di Silvio Berlusconi. In mano non ha quasi nulla, se non un po' di ammortizzatori sociali. Di confortante c'è solo la presenza di alcuni tecnici, ai quali andrà il compito di cercare gli appigli giusti nel pacchetto "Leadership 2015".
II più attivi rimangono, per il momento gli amministratori locali, soprattutto quelli liguri. Oggi a Sestri Ponente ci sarà lo sciopero e la manifestazione nella piazza centrale (piazza Baracca). A portare la solidarietà fattiva sarà un po' tutta la cittadinanza, a cominciare dai commercianti che hanno deciso di abbassare le saracinesche per due ore. Senza trucco e senza inganno, la lotta per salvare i duemila e cinquecento posti di lavoro sta prendendo una piega "territoriale". Al sindadacato, invece, il ruolo di collante nazionale. A Riva Trigoso la mobilitazione, per esempio, è ad oltranza. E il controllo dei cantieri è completamente in mano ai lavoratori. La Fiom ha addirittura espresso la «propria soddisfazione» per la «grande partecipazione» del territorio. Al presidio, soprattutto di notte, sono presenti molti cittadini. Il sindaco di Genova ha ribadito il concetto dello sciopero generale per una «lotta sacrosanta».
Sempre sul fronte sindacale, infine, la Cgil chiede una «correzione radicale» del piano Fincantieri. Gli ossimori del segretario nazionale della Cgil Vincenzo Scudiere stonano con la difesa di Fincantieri da parte del presidente di Federmeccanica, Pierluigi Ceccardi, che parla di una ristrutturazione «dura ma necessaria». «Ora è necessario - ha aggiunto il presidente degli industriali metalmeccanici - che la trattativa prosegua tra azienda e sindacati nelle sedi naturali di confronto. Interventi esterni sulla vicenda, spesso non documentati e demagogici, potrebbero risultare dannosi al raggiungimento di risultati concreti per l'azienda e I lavoratori». Gli imprenditori temono sia il peso della mobilitazione territoriale, appoggiata sin qui senza condizioni dagli amministratori locali, che il ruolo che potrebbe giocare l'Europa.
Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil, fa capire come l'obiettivo di Fincantieri non sia affatto quello della trattativa. Un confronto, sottolinea la Cgil, è in piedi da anni. Perché non è stata utilizzato quella per risolvere i nodi? «Adesso pensano di scaricare le conseguenze dei loro errori sugli operai e loro famiglie. È un atteggiamento sbagliato», dice Camusso. «Molte crisi aziendali - conclude - ci hanno insegnato che anche situazioni difficili possono essere affrontate in altro modo, senza dare fuoco alle polveri o cercando l'imbarbarimento delle relazioni sociali. Non si risolvono i problemi dell'azienda scaricando tutto sui lavoratori».


Liberazione 27/05/2011, pag 5

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