venerdì 10 giugno 2011

Fiat, anche nella storica carrozzeria vuole imporre il modello Mirafiori

Cagliari Stessa dinamica di due anni fa. I sindacati hanno indetto otto ore di sciopero.
Bertone, Marchionne ci riprova

Maurizio Pagliassotti
Torino
Peggiora la situazione della ex Bertone, storica carrozzeria che da anni langue sull'orlo del fallimento. Dopo le teatrali e scontate aperture della Fiat è arrivata la prevista forzatura dell'amministratore delegato Sergio Marchionne: «I piani alternativi se non riusciremo a fare l'investimento alla Bertone ci sono. Li abbiamo sia in Italia sia altrove. Preferirei fare la Maserati in Italia, sono ottimista sul fatto che la vettura si possa fare nel nostro Paese. Non ho altre idee per il momento. Lascio giudicare ai dipendenti della Bertone, sarebbe un vero peccato per loro non fare l'investimento lì, ma ognuno è libero di fare le sue scelte. Siamo stati di una chiarezza incredibile. Abbiamo un contratto a Mirafiori e uno a Pomigliano che sono stati votati dalla maggioranza e accettati dai nostri dipendenti. Non posso creare due Stati nella Fiat.» Quindi, con il solito linguaggio violento ed intransigente, Marchionne e gli Agnelli portano avanti la loro filosofia: «O mangi questa minestra - e devi dire anche che è davvero gustosa - o salti dalla finestra.» La Fiat semplicemente se ne infischia della lettera firmata da 400 operai che invitavano il manager italiano che paga le tasse in Svizzera a partecipare ad una assemblea dei lavoratori per un confronto serio. Se ne infischia anche che la Fiom rappresenti il 65% dei lavoratori. E se ne infischia ancor più che alla ex Bertone il problema dell'assenteismo sia inesistente. Tutto questo era previsto perché quello di Marchionne, e degli Agnelli, è un manifesto politico ideologico e in quanto tale non trattabile. Ognuno ha il suo, quello della Fiat prevede l'abbattimento dei diritti dei lavoratori e lo sfruttamento del capitale umano il più possibile.
E come al solito le istituzioni piemontesi non proferiscono verbo o critica. Certo ci sono le elezioni amministrative alle porte e quindi nessuno parla di "tappeti rossi", ma nemmeno vi sono denunce sull'ennesimo ricatto. Juri Bossuto, candidato sindaco della Fds e Sinistra Critica, non ha invece problemi a denunciare l'ennesimo scempio: «I lavoratori Bertone dopo anni di sacrifici derivanti dal loro essere in cassa integrazione pensavano di aver tirato un respiro di sollievo. Ma ecco l'ennesimo ricatto imposto dalla Fiat. Mi chiedo quando chi propone queste assurde soluzioni rinuncerà ad una minima parte del suo mega stipendio in nome dei sacrifici comuni e quando finalmente le istituzioni faranno la loro parte: difendere lavoratori e territorio da chi ricatta e specula.»
Sinistra e Libertà, ormai una costola del Pd, accetta di buon grado l'alleanza elettorale con Fassino, futuro erede di Chiamparino, quello che gioca a scopone con Marchionne. Sarebbe questa la nuova narrazione?
L'esito della vicenda sarà probabilmente l'ennesimo referendum. Giovedì è previsto un incontro presso l'Unione Industriale che probabilmente vedrà il rito della firma separata. Fim, Uilm e Fismic sono favorevoli alla proposta-elemosina della Fiat. Nessuna novità. La Fiom, con l'aiuto di chi avrà il coraggio di non tenere sette piedi in una scarpa, annuncia battaglia, la stessa fatta per Mirafiori e Pomigliano. Il segretario generale della Fiom-Cgil, Maurizio Landini ha ieri dichiarato: «Non accetteremo né ricatti né ultimatum. Le Rsu hanno avanzato una proposta e mi auguro che l'azienda e la politica capiscano che la strada di Pomigliano e Mirafiori non è utile né per i lavoratori, né per loro.»


Liberazione 13/04/2011, pag 6

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