mercoledì 15 giugno 2011

Storie di un'Italia che lavora

Il libro sui precari

Isabella Borghese
Marianna Madia è appena trentenne. E' parlamentare alla Camera dei Deputati ed anche autrice di "Precari. Storia di un'Italia che lavora" (collana Problemi Aperti, Rubettino editore), con prefazione di Susanna Camusso.
Un "lavoro" questo di Madia che ripercorre gli ultimi tre anni di politiche sul lavoro del governo di centrodestra e racconta di come l'opposizione parlamentare ha lavorato su questi temi. «Mi sono interessata a questi temi - asserisce - più che ad altri aspetti di competenza della commissione Lavoro a partire proprio da una vicinanza "generazionale" e di genere. Precari sono soprattutto le donne e i giovani anche se il fenomeno del lavoro con meno o nessuna garanzia si sta espandendo ben oltre la dimensione giovanile. Detto questo non ho mai creduto in una specializzazione della rappresentanza». «Ho scelto di occuparmi di questo tema - aggiunge - non solo per una questione di sensibilità o appartenenza o perché quasi tutti i miei amici vivono la condizione della precarietà, ma perché lo ritengo il tema chiave per l'Italia del futuro».
Marianna Madia è la prima firmataria di una proposta di legge cofirmata da un centinaio di colleghi del Pd e delle opposizioni per l'istituzione di "un contratto unico di inserimento formativo". Si tratta di un percorso che, partendo da un ingresso a tempo determinato per un massimo di 36 mesi, conduce, attraverso un incentivo alla formazione, alla trasformazione in un tempo indeterminato. Si rovescia la logica degli incentivi attualmente in vigore in alcuni contratti, come quello dell'apprendistato. «Con la nostra proposta - chiarisce la Madia - che vede tra i primi firmatari i colleghi Ivano Miglioli, Maria Grazia Gatti e Giulio Santagata, maggiore è la permanenza in azienda e la formazione del lavoratore, maggiori saranno gli incentivi di cui gode l'azienda».
L'Ispra, caso tipico di precariato.
«L'Ispra - interviene Madia - è uno dei tanti enti di ricerca trattati non per ciò che producono per il Paese ma come strumento per fare cassa. Un fare cassa senza molto senso economico. Si spendono soldi per fare concorsi e poi non si assumono i vincitori generando ansie e frustrazioni nei vincitori, si applica il blocco del turn over anche agli enti che si pagano da soli - con commesse e progetti - i propri stipendi. C'è un rigorismo a parole che maschera tanta confusione e nessuna idea».
Un testo, insomma, che affronta il precariato non solo come un contratto a termine ma una generale destrutturazione del mercato del lavoro che va fermata con soluzioni nuove e innovative.
«Quando Giulio Tremonti è venuto a presentare il mio libro - racconta Madia - il ministro, ha notato Lucia Annunziata, non ha mai pronunciato la parola precari. E non credo solo per spirito di contraddizione con me o con Susanna Camusso, che ha firmato la prefazione del libro ma perché è un problema che non appartiene al suo orizzonte culturale».


Liberazione 19/05/2011, pag 11

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