Napoli Lavoro sociale e socio-sanitario
Sergio D'Angelo
A Napoli, da più di cinque mesi, continua la straordinaria vertenza delle operatrici e degli operatori sociali e socio-sanitari. Una lotta dalle molteplici forme e iniziative che, come più volte si è sottolineato, non riguarda solo la difesa del sacrosanto diritto al lavoro, ma investe il tema più generale del benessere di tutta la comunità.
La situazione drammatica del lavoro sociale nel capoluogo campano non è causata solo dalla riduzione delle risorse pubbliche per la devastante crisi economica che ha colpito il Paese, ma risente anche del processo di trasformazione del profilo culturale del welfare che in buona sostanza sta determinando un vero e proprio stravolgimento del sistema dei diritti che fin qui abbiamo conosciuto.
Vengono di fatto messe in discussione le tante esperienze e pratiche innovative che hanno garantito la promozione e la difesa dei diritti, la creazione di spazi accessibili di relazione e di accoglienza, l'attivazione di percorsi di emancipazione e di autonomia delle persone ed il superamento di ogni forma di istituzione totale o soluzione costrittiva. Cancellando queste esperienze, oltre a lasciare soli migliaia di uomini e donne in difficoltà si cancella anche un enorme ed importante bagaglio di competenze, che in questi anni non solo è servito a tutelare e promuovere i diritti delle persone più fragili, ma in molte occasioni ha aiutato le nostre città ad essere più solidali e giuste, ad accogliere, a prevenire nuovi conflitti sociali, a garantire più legalità, a contenere la spesa pubblica. Insomma ciò che viene minacciato, in modo complessivo e nei suoi fondamenti, è l'esistenza stessa del welfare: da un lato i servizi non sono più considerati infrastrutture di promozione sociale ma, insieme ai beni comuni e alla conoscenza, diventano terreni di conquista molto appetibili per il mercato; dall'altro le persone più deboli, vengono abbandonate a se stessi o strumentalmente indicate come una minaccia su cui scaricare la rabbia e la preoccupazione della collettività.
La crisi, lo sappiamo, sta aggravando le disuguaglianze nel Paese e le distanze tra le persone: il 10% delle famiglie ricche possiede quasi il 45% della ricchezza, mentre la metà della popolazione ne ha appena il 10%. Il welfare non è quindi un tema solo degli operatori sociali, ma riguarda tutti perché attiene il modo stesso dello stare insieme.
Anche per questi motivi, ritengo che la lotta degli operatori e delle operatrici sociali abbia soprattutto un profilo politico, prima ancora che sindacale, e che si leghi ad altre vertenze aperte a Napoli ed in altre parti del Paese. La mobilitazione degli studenti per una scuola pubblica e accessibile a tutti; la lotta degli operai della Fiom contro i ricatti della Fiat; le lotte delle donne contro la mercificazione del proprio corpo, le tante esperienze in difesa dei beni comuni, sono istanze e movimenti solo apparentemente distanti ma che, al contrario, possono condividere con la vertenza promossa dal comitato "Il welfare non è un lusso" i temi della difesa della dignità del lavoro, della tutela e della promozione dei diritti, dell'offerta di luoghi e comunità accoglienti e solidali, del contrasto ai processi di privatizzazione della scuola, dei servizi e delle politiche che vorrebbero mercificare tutto e tutti.
Per tutte queste ragioni e proprio perché ormai lo stesso genere di difficoltà cominciano a manifestarsi in molte altre realtà territoriali, il comitato "Il welfare non è un lusso", insieme a numerosi coordinamenti regionali, ha indetto per il 27 aprile una mobilitazione nazionale, che si svolgerà in contemporanea in più città per contrastare la politica dei tagli al welfare che sta provocando una inarrestabile riduzione dei diritti di cittadinanza.
Liberazione 07/04/2011, pag 10
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