Pisa Comune
Federico Giusti
«Sono anni che chiediamo un sistema di controllo sugli appalti comunali, non regole fittizie per vendere una immagine di efficienza della Pubblica amministrazione smentita ogni giorno dai fatti»: inizia così una lettera aperta scritta dai Cobas alla stampa pisana per denunciare la situazione di molte lavoratrici.
Parliamo al femminile perché sono in prevalenza donne. Ilenia viene dalla Romania, è iscritta alla Cgil e parla un buon italiano. Marta ha 47 anni, Anna ha superato i 50 e vive con sua figlia lontano da un marito violento. Storie di vita diverse ma con un tratto in comune: il lavoro nelle ditte di pulizia.
«Siamo passate dalle cooperative alle multinazionali, in dieci anni abbiamo seguito sempre le ditte vincitrici dell'appalto ma il lavoro è rimasto a tempo determinato, eppure i carichi di lavoro sono in aumento come i palazzi da pulire. Le più fortunate arrivano a 950 euro al mese, la media è di 600 euro, uno stipendio con cui non si vive e se non hai un compagno devi inventarti un secondo lavoro. Servirebbero più ore e poi come si giustifica la differenza di 102mila euro all'anno tra l'offerta presentata da una ditta (poi esclusa) e la seconda classificata? Sono cifre da destare sospetto...».
«Non bastano - dicono i rappresentanti dei Cobas - le clausole sociali che danno diritto alla conservazione del posto, per questo da mesi chiediamo una audizione in commissione consiliare. Il trucco della Amministrazione è ormai vecchio, fa trascorrere settimane per consentire agli uffici di emettere i bandi e a quel punto ti convocano quando ormai non hai più margini di manovra, non puoi incidere sull'appalto, sui contenuti, sulle ore assegnate, sugli organici. Prendiamo alcuni esempi: nel vecchio appalto (ancora vigente) della refezione si indicavano sei ore per le cuoche che poi sono diventate 5, nell'appalto per i cimiteri era previsto un certo organico». Se nel primo caso registriamo un ingiustificato ribasso di ore e di salario nel secondo abbiamo avuto per anni un organico ridotto, inferiore non solo alle reali necessità del servizio ma anche ai numeri indicati dal capitolato di appalto.
«La Manutencoop di Bologna non è una cooperativa qualsiasi, agisce come multinazionale nel settore dei multiservizi - continuano i Cobas - utilizza personale su più appalti (cimiteri, Cnr) e aggira ogni eventuale contestazione con un conteggio a ore e non per unità di personale».
Sandro Giacomelli del Cobas Lavoro privato parla dello stato di agitazione dei cimiteriali costretti a turni flessibili e a prolungare ogni giorno il loro orario di servizio perché manca il personale, spiega come la situazione negli anni sia decisamente peggiorata e di un ruolo "vessatorio" del Comune i cui sorveglianti «spesso se la prendono con i dipendenti esternalizzati senza vedere organici e condizioni di lavoro».
«Abbiamo scritto ai giornali locali ma non hanno pubblicato un rigo, segno che i poteri economici e quelli politici si intrecciano e costituiscono un bavaglio alla informazione democratica»
E i controlli del Comune? Le delegate Rsu del Cobas hanno le idee chiare: «Manca proprio il controllo del Comune perché si scrivono cose nei capitolati di appalto e nel corso d'opera (aggiudicato l'appalto e organizzato il lavoro) tutto cambia. Chi avrebbe dovuto controllare, cosa ha fatto negli anni? Praticamente nulla, neppure i capitolati sono stati rispettati, eppure dovrebbero essere punti fermi per l'Amministrazione comunale».
Non incontrando i Cobas, i consiglieri comunali hanno evitato di affrontare il nodo delle ore e dei salari di queste lavoratrici, la politica ha abdicato al suo ruolo di controllo e di direzione. Questa scelta si capisce meglio se vediamo la recente riorganizzazione della macchina comunale con due dirigenti rottamati per 193mila euro, dirigenti ai quali sono stati dati incarichi di coordinatore per i prossimi mesi. Tutto ciò stride con un'altra realtà, quella che accomuna i lavoratori delle fabbriche e del Comune che vanno in pensione dopo 40 anni con 1.200 euro. Sono ormai caduti gli steccati tra il lavoro nel Comune e nelle ditte esternalizzate. I processi in atto nella Pubblica Amministrazione, gli appalti al ribasso, l'assenza di programmazione e controllo si ripercuotono negativamente su migliaia di uomini e donne che guadagnano una miseria, per i quali il futuro è sempre più nero tra pensioni da fame e un salario mensile inferiore alla soglia della povertà. I soli a non capirlo sono gli amministratori del Pd, seguiti a ruota da gran parte del mondo sindacale che continua a vivere nel mondo della concertazione.
Liberazione 19/05/2011, pag 10
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