Pochi giorni fa siamo scese in piazza bloccando molte grandi città del Bel Paese. Abbiamo sbattuto in faccia a prefetti, politici, ministri, imprenditori tutta la rabbia di cui siamo capaci. Siamo le addette alle pulizie in un paese che non è più pulito, che si sciaqua la bocca e invece dovrebbe resettare il cervello. Un paese che dimentica presto tutto, che gira la testa dall'altra parte perché gli fa comodo così, che vuole "lavarsi la coscienza" scaricando i problemi sui più deboli. Ma la pulizia vera è un'altra cosa.
Non c'è solo la crisi delle grandi aziende in questi anni orribili scatenati dagli speculatori della finanza. C'è anche la crisi dei conti dello Stato, almeno così racconta Tremonti. E qualcuno "lassù in alto" ha deciso che deve pesare tutto sulle nostre spalle. La scuola, ma anche i ministeri, stanno tagliando selvaggiamente le ore previste per il "pulimento". Una riduzione di almeno il 25% che per noi vuol dire una ulteriore decurtazione della busta paga, se non proprio, come intende fare la Gelmini, il licenziamento. In molti casi il taglio delle ore arriva al 60%. Nella scuola a rischiare il posto di lavoro sono in 26mila. Una situazione paradossale, di cui non parla nessuno. Nemmeno ne parlano, ci permettiamo di dire, gli studenti. Certo, non con la necessaria enfasi. Dietro una scopa e uno straccio ci siamo noi, madri di famiglia, a volte donne costrette a tirar su da sole i propri figli. Ci sono storie di precariato a vita, di lavoratrici espulse dalle grandi fabbriche e passate per il calvario dei lavori socialmente utili. Ci sono, infine, ragazze e ragazzi disabili, che nonostante gli schiaffi che hanno preso dalla vita continuano con caparbietà a cercare un loro posto nella società.
Che cosa significa essere addetti al pulimento? Svegliarsi tutte le mattine alle 5 non è semplice come qualcuno potrebbe immaginare. Sbattersi da un punto all'altro della città. Lavorare a volte per non più di un'ora e poi infilarsi di nuovo nella metropolitana o nell'autobus. Non hai più una tua vita propria. Diventi un invisibile tra gli invisibili, inghiottito dalla monotonia della città, stritolato da un ricatto molto più grande delle tue possibilità. Prendere una scopa in mano è solo l'ultimo di una serie di "mansioni" che non costano certo minore fatica. Ma a parte questo, nessuno considera che il nostro lavoro non è solo fisico ma anche mentale: organizzarsi sui posti e poi combattere le varie ingiustizie con i datori di lavoro, che provano sempre a farti sgobbare il triplo, con gli enti committenti, con gli impiegati che riversano sugli "ultimi" tutte le loro frustrazioni. C'è "chi la vuole cotta chi la vuole cruda" e le varie umiliazioni che molti cercano di imporci solo perché addetti al pulimento senza pensare minimamente che oltre che essere persone con una nostra dignità molti di noi hanno studiato ma si ritrovano a fare questo lavoro per mantenere una famiglia, e perché la vita non ci ha sorriso o addirittura perchè non siamo scesi a compromessi con nessuno. La vita degli adetti delle pulizie è pesante per chi lo fa seriamente questo lavoro. Ma chi lavora 8 ore al giorno per 5 giorni con uno stipendio di 970 euro più o meno, è solo una ristretta minoranza. Gli altri riescono a stare sulle 15-20 ore settimanali. E quindi hanno una busta paga da pensione sociale. C'è gente, però, che lavora anche 45 minuti al giorno e nella prestazione gli si chiede sempre di più.
Quanto sta accadendo all'Atac di Roma, per esempio, è davvero paradossale. L'Atac, finita al centro dello scandalo parentopoli con 854 assunti in due anni per chiamata diretta nonostante i 91 milioni di euro di debiti, prima ha tagliato le ore per ogni addetto e poi ha dichiarato candidamente di non riuscire a garantire in tempo i pagamenti alle società appaltatrici dei servizi di pulizia.
Nel frattempo sono stati nominati i nuovi vertici: ad Alberto Tosti (350 mila euro annui) e presidente Francesco Carbonetti (80mila). Vogliono eliminare il servizio di pulizia proprio in un momento in cui ne avrebbero maggior bisogno!
Abbiamo situazioni in giro per il Bel Paese da vero dramma sociale. A Pescara, per esempio, un operatore che lavora di più prende quasi 250 euro al mese, quello che lavora di meno circa 80 euro. E' lo stipendio del personale delle pulizie degli edifici della Regione Abruzzo. I lavoratori si sono ritrovati a lavorare dal 66% al 75% in meno rispetto alla commessa originaria. Alcuni dipendenti prestano servizio 40 minuti al giorno, altri 1 ora e 5 minuti, i più fortunati due ore. Il servizio richiesto, poi, secondo le istruzioni che sarebbero state date al personale, sempre a Pescara, comprenderebbe la pulizia dei locali, comprese le piastrelle dei bagni, con meno della metà del tempo di prima. Negli uffici di via Catullo, dalle testimonianze che abbiamo raccolto, lavorano tre persone per tre piani. E' in questo modo che Tremonti, con la complicità degli amministratori locali sta mettendo a posto i conti pubblici? Vi sembra possibile?
La situazione più drammatica è al Sud. E non è un caso che nel corso dell'ultima protesta proprio al Sud, in quasi ogni capoluogo di provincia, la rabbia dei lavoratori e delle lavoratrici si è fatta sentire con più forza: blocchi stradali, sit-in, incatenamenti. Che cosa altro dobbiamo fare? Noi siamo l'Italia onesta, quella che non si è prostituita, che non è andata con il piattino in mano ed ha scelto di rimboccarsi le maniche. E questo è il trattamento che stiamo ricevendo in cambio. Forse è per questo motivo che nessuno parla di noi. Siamo "invisibili tra gli invisibili", e precari più precari di quanto si pensi. Non è che per il solo fatto di avere un cosiddetto contratto a tempo indeterminato che possiamo sentirci con le spalle al sicuro, anzi. Il nostro lavoro, infine, ha grossi problemi per quanto riguarda la sicurezza. Parliamo di sicurezza fisica, di salute. I solventi che usiamo sono acidi molto potenti che spesso ustionano. Ci capita, con sempre maggiore frequenza di dover intervenire in situazioni per "bonificare": un incendio, un accatastamento di materiali, una discarica improvvisato. Nessuno però ci dice a cosa andiamo incontro. E' un lavoro che ci impongono e che nessuno vuole fare.
Le lavoratrici e i lavoratori
delle pulizie
Liberazione 05/05/2011, pag 9
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