Adriano Alessandria operaio della Lear
Adriano Alessandria lavora alla Lear, multinazionale che vive nel settore indotto auto, legata a doppio filo con la Fiat. Una delle tante aziende che a cascata dovrebbero ricevere l'organizzazione del lavoro made in Fiat. Bertone e Lear sono perfino vicine di casa, duecento metri l'una dall'altra, pochi chilometri fuori Torino. Aziende come questa subiranno il secondo passo della distruzione del contratto nazionale perché una volta terminato il gruppo Fiat si passerà all'indotto. La Lear ha caratteristiche simili alla Bertone dato che la Fiom è molto forte.
Alessandria, i compagni della Bertone hanno commesso un errore?
Innanzitutto vorrei dire che tutti i lavoratori della Fiom e non solo devono lavorare nei prossimi mesi affinché le ragioni che hanno portato i compagni della Bertone a prendere una decisione così drammatica possano essere attuate. Nel merito invece mi permetto di esprimere qualche perplessità.
Perché?
Comprendo le enormi difficoltà in cui si trovano a scegliere le Rsu e i lavoratori. Ma questa decisione di votare sì, comunicata all'ultimo momento, non spariglia le carte della Fiat. Anzi, rafforza Marchionne, e ora verranno aperti altri fronti come Melfi e Cassino. Per non parlare dell'indotto. La mia fabbrica ad esempio è sicuramente nel mirino. E' una decisione che depotenzia le battaglie future. Mi fa impressione sentire i dirigenti Fiom usare le stesse parole che utilizzavano solo pochi mesi fa i vari Bonanni e Angeletti davanti ai cancelli di Mirafiori. Certo siamo di fronte ad un padronato dei peggiori che non ha esitato a divaricare le lacerazioni già presenti puntando meschinamente sulla debolezza dei lavoratori.
In caso di vittoria del no Marchionne avrebbe chiuso la fabbrica.
E' vero, questo è tecnicamente possibile. Ma quando si è forti come sindacato e quando i lavoratori agiscono come un sol uomo non sempre ciò che è tecnicamente possibile si ha il coraggio di attuarlo. Io ho vissuto la sconfitta dell'ottanta e purtroppo, fatte le dovute proporzioni ovviamente, vedo dei paralleli inquietanti tra quanto avvenuto allora e quanto avviene oggi. Quello che trovo sconsolante è che i dirigenti Fiom non abbiamo la forza di raccontare le cose come stanno.
M.P.
Liberazione 04/05/2011, pag 6
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