Gazometro continua la battaglia contro i licenziamenti e l'esternalizzazione
Daniele Nalbone
Roma. Quartiere Ostiense. Mauro, Dario, Pierluigi e Massimo, quattro lavoratori della Conus, ditta appaltatrice delle letture dei contatori del gas per conto della Snam Rete Gas, si apprestano a trascorrere la quarta notte in cima al Gazometro dell'Italgas. Sotto, per il quarto giorno, un presidio dei loro colleghi, di tutte le forze sindacali e dei lavoratori Italgas in segno di solidarietà sta bloccando l'ordinaria attività dell'azienda di proprietà dell'Eni. «Abbiamo scelto questa forma estrema di protesta» spiega Massimo, contattato tramite una ricetrasmittente dalla cima del "Colosseo" della Roma operaia, a Liberazione «per lottare fino alla fine contro il rischio dell'imminente licenziamento dei quattrocento dipendenti della Conus». Troppo alto il rischio di pagare l'ennesimo, caro prezzo nell'epoca delle dismissioni e delle esternalizzazioni per restare con piedi per terra. Tutto è iniziato nel 2000 quando l'Italgas esternalizzò il servizio di lettura dei contatori. «Era il periodo dei primi appalti esterni» ci racconta Bruno Zolla, responsabile del circolo Prc Energia nonché delegato Rsu dell'Unione sindacale di base «e già allora, come lavoratori Italgas, paventammo il rischio che quelle esternalizzazioni avrebbero portato a futuri problemi per i lavoratori». La cessione del ramo di azienda relativa al servizio di lettura dei contatori venne effettuata senza alcuna clausola di salvaguardia a garanzia della continuità occupazionale per i centocinquanta lavoratori ex Italgas. Intanto, dal 2000 ad oggi la Conus ha incrementato la propria "squadra" fino agli attuali quattrocento misuratori sparsi in tutta Italia. «In fondo», sottolinea Damiano, Rsu Uilcam «il lavoro di "misuratore" non è destinato a recessione. Tutt'altro». Evidentemente è proprio questo business in costante crescita ad aver spinto il gruppo Eni, tramite la Snam Rete Gas, a emettere un bando di gara per il rilevamento delle letture dei contatori. Bando che prevede un ribasso dell'offerta a partire da un euro «a fronte di un costo che viene addebitato all'utenza» denunciano i lavoratori «di 2,70 euro». Non male come ulteriore guadagno per la multinazionale dell'energia. Ma le proteste dei lavoratori Conus non si fermano alla clausola di garanzia occupazionale: «per noi non sono previsti ammortizzatori sociali in quanto i nostri contratti sono inquadrati come dipendenti del "commercio" e non secondo il contratto nazionale del settore "gas acqua"». Chiedono quindi di essere inquadrati contrattualmente secondo la loro reale posizione lavorativa «e al tempo stesso, rivendicando diritti sindacali e lavorativi, ribadiamo la necessità che non si speculi sui servizi da erogare alla cittadinanza» sottolinea Bruno Zolla: «pagare 2,70 euro per un servizio che ne costerà meno di uno significa volersi arricchire sulla spalle della gente». Per tutto questo Mauro, Dario, Pierluigi e Massimo, i quattrocento lavoratori Conus, i loro colleghi Italgas, sono determinati a non mollare di un centimetro. «La cosa che più ci fa forza» continua Massimo via radio «è la determinazione del presidio sotto di noi che non ci fa sentire soli nemmeno per un minuto. Siamo ogni ora più stanchi ma ogni ora più determinati a difendere il nostro lavoro». Intanto, al presidio, continua ad arrivare la solidarietà di esponenti politici: dopo Paolo Ferrero (segretario Prc) e Fabio Alberti (portavoce Fds Roma), Andrea Catarci (presidente municipio XI, Sel), Stefano Pedica (senatore Idv), ieri anche il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, si è recato in via del Commercio perché «nessuno si senta solo in questa vertenza che la Provincia assume come sua». L'impegno del presidente Zingaretti è quello di farsi portavoce verso la Prefettura di Roma per aprire un canale istituzionale e sindacale verso l'Eni visto che, come ha denunciato ieri dal presidio, «siamo di fronte a un'azienda sana vittima di un processo di ristrutturazione che, senza clausole sociali, rischia di mettere in mezzo alla strada molti lavoratori e abbassare la qualità e la sicurezza dei servizi ai cittadini».
Liberazione 08/04/2011, pag 7
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