Fabrizio Salvatori
Tra milioni di lavoratrici e lavoratori che non ce la fanno più a sopportare situazioni "ottocentesche", senza garanzie di continuità, in assenza di condizioni minime di sicurezza, con salari da fame e orari sempre più estesi ci sono sicuramente coloro i quali mandano avanti i centri commerciali. I lavoratori e le lavoratrici della catena Leroy Merlin, per esempio, che in occasione dello sciopero generale della Cgil hanno incrociato le braccia presso il centro commerciale Porta di Roma. Guadagnano circa 6 euro l'ora (approssimando per eccesso...), si arrampicano su cumuli di pedane accatastate in spazi ristrettissimi, fanno turni massacranti, specie durante i festivi, subiscono non poche vessazioni e ricatti. Il 6 maggio è stata quindi anche una giornata di lotta per rivendicare "diritti e dignità" alzando la testa di fronte a quello che avviene in continuazione in ogni luogo di lavoro.
La giornata di lotta è iniziata molto presto, con alcune decine di dipendenti del gruppo francese che verso le sette già si trovavano fuori l'ingresso di Leroy Merlin ed altri che hanno aderito allo sciopero pur preferendo non essere fisicamente presenti durante l'iniziativa di protesta; forse anche a causa della ricattabilità dei capetti dell'azienda. Allo scandaloso rinnovo contrattuale del Ccnl del commercio che prevede la bellezza di 86 euro di aumento (lordi, in tre anni) e il mancato pagamento dell'indennità di malattia (per i primi 3 giorni, quelli a carico dell'azienda) si sommano anche le richieste per una diversa organizzazione dei turni festivi e quella di fornire dei buoni pasto come sostegno al già misero salario (40 ore settimanali di lavoro per arrivare solo a sfiorare i mille euro mensili).
Su un totale di 200 dipendenti circa e considerando le condizioni di elevata ricattabilità dell'azienda, finora sorda alle richieste di chi le fa incassare decine di migliaia di euro al giorno, si può dire quindi che questo primo sciopero sia riuscito, specie in reparti come quello della logistica dove spesso si lavora in spazi che definire angusti è un eufemismo, tra macchinari pericolosi e accatastamenti di materiali in pile di diversi metri d'altezza.
Uno sciopero "senza tessere" che l'assemblea dei lavoratori e delle lavoratori ha deciso di effettuare per protestare contro lo stile "avanti cristo" della gestione delle relazioni sindacali da parte della Leroy Merlin.
Non c'erano le bandiere della Cgil, tutte impegnate a sventolare altrove evidentemente, ma la determinazione dei lavoratori che hanno deciso di dire "basta!" a una situazione inaccettabile e che hanno ricevuto la solidarietà attiva dei lavoratori della "Aci Informatica", degli studenti de La Sapienza, di quelli di Tor Vergata e di altre realtà di lotta contro la precarietà. Alcune delegazioni sono giunte sul piazzale di Leroy Merlin a Porta di Roma per dimostrare che le problematiche non sono solo "locali" ma investono ormai molti strati della popolazione.
Per dare maggiore visibilità e forza all'iniziativa c'è stato anche un presidio-assemblea con tanto di volantinaggio e megafonaggio mentre un nutrito dispiegamento di forze dell'ordine (carabinieri, polizia, digos) in tenuta antisommossa era co-presente sul piazzale con tanto di mezzi blindati.
Molti clienti, che anche in giornata feriale hanno affollato il centro commerciale, sono stati convinti a boicottare Leroy Merlin facendo loro notare che essi stessi sono lavoratori, studenti, precari o pensionati e che possono avere gli identici problemi di chi dalle sette di mattina ha deciso di incrociare le braccia: moltissimi hanno dimostrato solidarietà attiva evitando di entrare nell'immenso negozio riponendo il proprio carrello.
L'indignazione di tutti, in primis quella degli scioperanti che riceveranno la propria busta paga alleggerita di settanta euro lordi proprio per la giornata di sciopero, ha raggiunto il livello di guardia non appena si è sparsa la voce che l'azienda aveva contattato una cooperativa esterna (la Eurosat di Fiano Romano) per sostituire illegalmente i dipendenti che si erano rifiutati di prendere servizio. Una voce che poi è stata confermata dalla presenza di vere e proprie squadre di lavoratori avvertite il giorno prima. A far paura alla Leroy Merlin era stato il tam-tam aziendale che dava per quasi totale l'adesione del reparto logistica, il più duro di tutto il punto vendita, allo sciopero.
Questo gravissimo atto di crumiraggio volto a garantire principalmente il fondamentale comparto della logistica è stato pensato per mantenere inalterati i guadagni della multinazionale francese ma ha lanciato un segnale minaccioso nei confronti dei lavoratori dell'azienda: "avete visto, possiamo fare a meno di voi", anche illegalmente. Oltretutto questo provvedimento aziendale poteva (e potrebbe in futuro) creare forti tensioni tra gli stessi lavoratori della Leroy Merlin e quelli delle cooperative, innescando una pericolosa "guerra tra poveri" ed è quindi necessario che vengano presi provvedimenti adeguati per scongiurare il ripetersi di questo episodio. Ci rivolgiamo quindi a tutti quegli organi che dovrebbero vigilare.
Perché mai la giornata di sciopero dovrebbe essere allora trattenuta dalla busta paga dei dipendenti quando vengono impiegate queste squadre di crumiraggio?
E perché invece di decine di agenti in antisommossa lo Stato non assume e invia più ispettori di lavoro?
Domande retoriche, la cui risposta appare scontata.
Ci sia consentita infine una riflessione: molta gente preferisce affollare e "consumare" tempo e denaro in luoghi costruiti per far sembrare tutto bellissimo e a portata di mano ma dove principalmente si "consuma" anche ogni possibilità di liberazione per chi è costretto a lavorare in condizioni pessime. Facciamo tutti parte della stessa catena. E non riusciamo a stabilire tra noi un contatto. Il sindacato non l'ha ancora capito?
Liberazione 19/05/2011, pag 9
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