venerdì 10 giugno 2011

Verso il primo sciopero precario, la piattaforma possibile

Stati Generali 3.0 pratiche di conflitto territoriale, blocco della mobilità e dei flussi. Boicottaggi

Daniele Nalbone
Pratiche dello sciopero precario. Desideri e rivendicazioni per un piattaforma possibile. Idee e parole chiave per la comunicazione. Quali relazioni con altri soggetti precari. Intorno a questi quattro punti, ieri mattina, si sono aperti i lavori della terza edizione, la prima romana dopo le due milanesi, degli Stati Generali della Precarietà. Sotto l'icona di San Precario e all'interno dell'occupazione abitativa Generazione P, un "ostello" per giovani precari nel cuore del quartiere Pigneto, gli Stati Generali 3.0 che si chiuderanno oggi con l'assemblea plenaria prevista alle 15 presso l'ex cinema occupato Volturno (via Volturno, zona Termini) stanno gettando le basi per il primo sciopero precario: data, cadenza, caduta, pratiche per dar vita a uno sciopero prettamente politico. Cosa significhi realmente "sciopero precario" lo si può capire solo partecipando attivamente a ognuno dei workshop iniziati ieri: sciopero precario significa dar vita a pratiche di conflitto territoriale, come emerso ieri dal workshop "Precarietà e territori", e non solo perché i territori sono beni comuni da difendere ma perché solo così è possibile contrastare i profitti derivanti dal saccheggio di territori e dalle speculazioni ambientali. I territori, quindi, come luoghi di resistenza attiva all'attuale modello di sviluppo. Contemporaneamente, ieri mattina, decine di precari dello spettacolo, della cultura e dell'editoria hanno ragionato su come costruire attivamente uno sciopero precario di questi settori e bloccare, ad esempio, i flussi dell'informazione per un giorno. Contemporaneamente, astenersi dal proprio lavoro per mostrare come sono i precari a mandare avanti questo settore evitando però di compromettere la propria posizione. Una suggestione: per un giorno, quello dello sciopero precario, tutti i quotidiani che vorranno raccontare questa forma di lotta dovranno "accettare" lo stesso articolo, firmato San Precario. Perché quel giorno non ci saranno collaboratori e precari disposti a raccontarsi individualmente. Nella sala teatro di Generazione P, invece, si è discusso di "Crisi economica, precarietà del lavoro e conflitto": si è presentata la May Day 2011, il primo maggio precario, ci si è confrontati sul "come" attraversare lo sciopero generale del 6 maggio. Blocco della mobilità. Blocco dei flussi. Boicottaggi. E' in questo senso che il workshop di ieri pomeriggio sui "flussi metropolitani" ha mostrato come «intervenire sui flussi delle persone, delle merci, delle informazioni significa bloccare produzione e circolazione». Chi, come, quando, dove, il primo "sciopero precario" lo si vedrà nella plenaria di oggi pomeriggio. Quel che è certo è che un blocco dei saperi, dei call center, dei migranti, del terzo settore, dell'informazione, della cultura, dell'editoria, dello spettacolo è necessario per conquistare reddito di cittadinanza, semplificazione delle tipologie contrattuali, ripristino dei diritti fondamentali.


Liberazione 17/04/2011, pag 3

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