mercoledì 15 giugno 2011

Fincantieri, esplode la rabbia dei lavoratori Incontro il 3 giugno

Fabrizio Salvatori
Il Comune di Castellammare di Stabia rivoltato come un calzino, la statale Sorrentina bloccata in due diverse riprese, Genova, attraversata dalla protesta delle tute blu contro la prefettura, ad un passo dallo sciopero generale chiesto addirittura dallo stesso sindaco, Marta Vincenzi; e infine il casello autostradale di Sestri Levante bloccato dalla protesta dei lavoratori. E senza contare Ancona che, pur non immeditamente coinvolta, ha espresso tangibilmente la propria solidarietà. Solidarietà nel capoluogo ligure, anche dai lavoratori di Ansaldo Energia, Piaggio Aero Industries, Ilva e Selex Communications.
E' questo il "No" al piano di ristrutturazione "lacrime e sangue" della Fincantieri. Il bilancio non si chiude qui, però. Per il momento il iminstro Paolo Romani ha trovato l'escamotage di un incontro fissato il 3 giugno, ma non servirà certo a ridurre la tensione. I lavoratori hanno già fatto sapere però che a quel tavolo lui non lo vogliono vedere nemmeno dipinto. A quel tavolo ci vogliono i big, ovvero Giulio Tremonti o Gianni Letta. Le questioni da discutere sono della massima importanza. Stavolta il Governo non se la può cavare con una pacca sulla spalla come con Fiat. Intanto, a mobilitarsi sulla partita della cantieristica è la Commissione europea. Il vicepresidente dell'esecutivo comunitario, Antonio Tajani, ha assicurato che sarà fatto tutto il necessario per mette in campo gli strumenti di cui l'Europa dispone, in primo luogo il "Fondo europeo di aggiustamento per la globalizzazione". Da questo Fondo potrebbero venire aiuti per alcune decine di milioni di euro per fronteggiare l'emergenza occupazione.
La chiusura di due cantieri, più il ridimensionamento di un terzo stabilimento, che in totale fa circa 2.551 esuberi, pesano. Il piano prevede la chiusura dei cantieri di Castellammare di Stabia (Napoli) e Sestri Ponente (Genova), e il ridimensionamento di Riva Trigoso (Genova). Per quest'ultimo è previsto il mantenimento della parte meccanica e il trasferimento (insieme ad una parte dei dipendenti) della costruzione navale militare a Muggiano (La Spezia). La chiusura dei due stabilimenti (non viene considerato esubero lo spostamento di lavoratori da Riva Trigoso a Muggiano), riguarderà 1.400 lavoratori. Mentre gli altri 1.150 esuberi interesseranno gli altri siti del gruppo. Complessivamente 2.551 esuberi, pari al 30% della forza lavoro attualmente impiegata nel Gruppo (8.500 persone in 8 cantieri). Di questi però, precisa l'azienda, alcuni accetteranno la mobilità interna, altri gli incentivi all'esodo, altri la cig. Dal conteggio sono ovviamente esclusi gli addetti dell'indotto.
Questi numeri, ha spiegato Bono ai sindacati, servono a far fronte ad una situazione drammatica: a livello mondiale la domanda armatoriale, dal 2007 al 2010, ha subito un crollo del 55%; in Europa in trent'anni la quota di mercato complessiva della domanda armatoriale è crollata dal 30% al 4% e in 2 anni (2008-2010) si sono persi 50 mila posti di lavoro (circa il 30% della forza lavoro). Quello che non dice Bono è che quello di Fincantieri più che un "pianoù" è una "pezza" in pura chiave difensiva. Da questo punto di vista la situazione sembra del tutto simile a quella della Fiat: totale incapacità dell'azienda a far fronte alla competitività in termini di innovazione. Da qui l'utilizzo dello strumento più immediato, il costo del lavoro. Maurizio Landini, segretario generale della Fiom l'ha definito un piano «inaccettabile», evidenziando la «pericolosa assenza del governo». Anche il segretario nazionale della Uilm, Mario Ghini, chiede di riprendere il tavolo al ministero dello Sviluppo e definisce non accettabile un piano in cui la soluzione del rilancio di Fincantieri passi attraverso la riduzione dei siti e la riduzione occupazionale. Boccia il piano anche la Fim («rinunciatario») che chiede un «cambio di impostazione». Raffaele Bonanni, invece, ha subito colto l'occasione per riproporre il "modello Fiat", ovvero trattativa a partire dal "ricatto occupazionale". Di tutt'altro segno ilgiudizio della Fim-Cisl di Genova. «Quello che ci hanno presentato - ha detto il segretario generale Claudio Nicolini - non è un piano industriale ma una vera e propria dichiarazione di guerra, da demolire da cima a fondo».
Sale intanto la preoccupazione non solo tra i lavoratori dei siti a rischio, ma anche tra gli amministratori locali. Alcuni di loro, in un primo tempo, avevano interpretato il piano Fincantieri come positivo: il Governatore della Liguria Claudio Burlando lo ha definito «inaccettabile» convocando subito un vertice per decidere le iniziative da prendere; il Governatore campano Stefano Caldoro ha chiesto un tavolo con il Governo e punta ad un'intesa che possa salvare Castellammare.
«Esprimo il nostro pieno appoggio alla lotta dei lavoratori Fincantieri - ha detto il segretario del Prc Paolo Ferrero -. Il piano della Fincantieri è inaccettabile per la chiusura di due cantieri e i pesanti e negativi effetti occupazionali che produce». «Il governo invece di mandare la polizia a pestare gli operai - ha proseguito - dovrebbe intervenire su Fincantieri per bloccare il piano obbligando l'azienda a presentarne un altro». «Per parte nostra - ha concluso - stiamo dando e daremo una mano agli operai in tutti i modi per impedire la chiusura dei cantieri ed imporre il ritiro del piano».


Liberazione 25/05/2011, pag 2

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