Vertenza Finacantieri
La vertenza Fincantieri ha inizio con la scadenza del contratto integrativo di secondo livello nell'aprile 2008.
L'amministratore delegato G. Bono annuncia l'imminente crisi che sta per coinvolgere tutto il gruppo. A suo dire una crisi congiunturale, data dal momento di crisi internazionale. Quel contratto fu firmato da tutte le parti sociali, garantendo livelli occupazionali e tenuta dei siti produttivi. Nel giugno 2009 inizia la cassa integrazione per Fincantieri, e con non poche difficoltà anche per il suo indotto. Iniziano i primi scioperi, la Fincantieri ribadisce che ci sarà una ripartizione equa dei carichi di lavoro, ma la crisi si prospetta sempre più lunga e difficile.
Nel mese di ottobre dopo una lunga lotta condotta dal cantiere stabiese, si convoca il primo tavolo sulla cantieristica navale al ministero dello Sviluppo Economico con l'on. Scajola, con una serie di richieste da parte dell'azienda (commesse pubbliche, sblocco dei fondi Sace). Dopo vari incontri e una grande manifestazione a Roma con la partenza di 12 pullman da Castellammare di Stabia, si arriva a un impegno per 2 pattugliatori, cantierabili a gennaio 2010, con un verbale dell'allora ministro on. Scajola.
All'improvviso le dimissioni del ministro azzerano quasi tutto. La crisi diventa sempre più drammatica, nel frattempo la Rsu stabiese permetteva il varo dell'ultima Grimaldi con non poche difficoltà. Bono assegna al cantiere stabiese un troncone di circa 5mila tonnellate da consegnare a gennaio 2011, con tutto ciò i lavoratori stabiesi rispettano la consegna, ma i pattugliatori non sono ancora arrivati. Il nuovo ministro, on. Romani, riconvoca il tavolo, promettendo commesse e impegni sullo svolgimento di tavoli regionali per le infrastrutture che interessavano i cantieri. Nel frattempo alla regione Campania si insedia l'on. Caldoro sostituendo l'on. Bassolino. Il primo atto è l'azzeramento di tutte le delibere della vecchia amministrazione, tra cui lo stanziamento di 300mila euro per lo studio di fattibilità, che permetteva lo studio per la costruzione del bacino a Castellammare. Tutto da rifare, iniziano gli incontri con la regione in presenza dell'assessore Vetrella e del sindaco stabiese, l'Assessore rivendica un piano industriale, Bono chiede il bacino senza condizioni, tutto ciò sulla pelle degli operai, che ormai perdono la fiducia nelle istituzioni.
Un altro anno passa, ci sono stati i primi licenziamenti, a subirli sono gli operai dell'indotto che ormai sono senza reddito. Per gli altri operai si dovrebbe accedere ad un nuovo anno di cassa, un incontro in prefettura con la convocazione di tutti gli imprenditori fa sperare in meglio. Ma ancora, oggi per la lentezza della burocrazia e la malafede di qualche imprenditore i lavoratori sono ancora senza reddito.
Sul versante Fincantieri ormai gli operai sono al secondo anno di cassa. E i famosi pattugliatori sono solo una promessa su carta.
Mercoledì 30 marzo 2011 dopo un ennesimo sciopero cittadino c'è un incontro a Roma tra l'on. Caldoro, il sindaco Luigi Bobbio Fincantieri e Cgil Cisl e Uil, in conclusione nulla di fatto, si garantiscono i livelli occupazionali solo a chiacchiere senza nessun documento, questo dimostrato da una dichiarazione dell'Amministratore delegato Bono in una conferenza a Trieste il giorno 8 aprile 2011, che ribadisce la sua preoccupazione, definendola una situazione drammatica, sia sui livelli occupazionali sia sulla tenuta dei cantieri.
Noi operai Fincantieri insieme agli operai dell'indotto denunciamo l'assenza di tutte le istituzioni, governo regione e comune, e proprio a queste ultime, noi lavoratori ribadiremo sempre con forza l'importanza dell'ultimo sito produttivo stabiese la Fincantieri.
Le Rsu Stabia
Liberazione 15/04/2011, pag 7
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