venerdì 10 giugno 2011

Taranto Teleperformance. 712 licenziamenti in una città già martoriata

Andrea Lumino*
Si apre nuovamente la crisi della più grande multinazionale del mondo nel settore dei call center, Teleperformance. Ripercorrendone brevemente la storia, Teleperformance sbarca in Italia nel 2004 aprendo le sedi nelle città di Taranto e Roma: comincia a lavorare esclusivamente con lavoratori a progetto sino ad arrivare a giugno 2007 quando, grazie alle circolari dell' ex ministro Cesare Damiano, si conquista la stabilizzazione di duemila lavoratori a Taranto e circa ottocento a Roma.
Con la caduta del Governo Prodi ed il netto cambio di rotta determinato dall'attuale compagine governativa, prima con la deresponsabilizzazione dei committenti nelle gare di appalto e poi con la famosa "circolare Sacconi" sull'outbound (coloro che effettuano telefonate) con cui si reintroduce di fatto il precariato, inizia una crisi generale culminata con la dichiarazione di 847 esuberi dello scorso anno. La crisi viene affrontata con la stipula del contratto di solidarietà che, per i lavoratori di Taranto, significa la perdita del 30 per cento sullo stipendio e gravi problemi nell'ambito dell'organizzazione del lavoro: oggi, allo scadere dell'ammortizzatore sociale, la crisi si riapre in toni molto più disastrosi. Teleperformance ha aperto una procedura di licenziamento per 1464 lavoratori (di cui ben 712 solo a Taranto), dando vita così a un vero e proprio dramma sociale, non solo una vertenza di lavoro.
Questa azienda, difatti, in una città martoriata dalla crisi e dalla disoccupazione come Taranto rappresenta la seconda realtà lavorativa subito dopo l'Ilva: dal 2007 inoltre, a seguito delle stabilizzazioni, sono nati dalle tantissime giovani lavoratrici del call center di Taranto oltre cinquecento bambini. Numeri che fanno capire quale sarà l'impatto sul tessuto sociale della città.
Come Cgil, a dicembre 2010 abbiamo organizzato un'iniziativa con la Regione Puglia e l'ex ministro del Lavoro, Cesare Damiano, sui call center quando sembrava che i riflettori fossero stati spenti. A gennaio di quest'anno abbiamo denunciato le delocalizzazioni attuate dall' azienda verso l'Albania (Teleperformance rappresenta il primo call center italiano per le delocalizzazioni in Albania) ed a marzo, unitariamente alle altre sigle sindacali, abbiamo denunciato più di quaranta call center "a nero", che utilizzano personale non in regola, e che risultano inottemperanti alla legge sulla sicurezza.
Con i lavoratori di Teleperformance e per tutti quelli del settore chiediamo una cosa, fondamentale: stabilire che nelle gare di appalto coloro che effettuano la gara non possono presentare offerte più basse di quanto previsto dal minimo tabellare nei contratti collettivi. E' una questione di dignità … non si chiede la luna nel pozzo!!! Vedere inoltre che anche la committenza pubblica, che dovrebbe "eticamente" svolgere un ruolo differente, fa costantemente ricorso al massimo ribasso è un segnale allarmante ed inquietante.
Come sindacato riteniamo inaccettabile che l'azienda continui a scaricare le conseguenze della crisi sulle spalle dei lavoratori e che il governo, sin dalla mobilità aperta lo scorso anno, continui a far finta di nulla. Sono in ballo oltre 63mila posti di lavoro in Italia, di cui la stragrande maggioranza giovani e donne. Da questo momento, ci dichiariamo pronti a mettere in campo tutte le iniziative possibili per evitare che Taranto, città famosa per l'inquinamento, per la crisi dell'Ilva, per il grande tasso di disoccupazione, venga messa in ginocchio definitivamente.
A partire dalle grandi iniziative nazionali, siamo pronti ad aprire una guerra senza frontiere nel settore per chiedere, "solamente", il rispetto del Contratto Nazionale di Lavoro. La politica, ed il governo in particolare, non possono continuare a far finta di nulla, a girarsi dall'altra parte. Questo vorrebbe dire, nel nostro caso, condannare a morte non solo la nostra Taranto ma un'intera generazione. Ad ognuno le sue responsabilità!
*Telecomunicazioni Slc Cgil Taranto


Liberazione 05/05/2011, pag 10

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