È arrivata a Roma la protesta dei lavoratori dello stabilimento Fincantieri di Castellammare. Ieri in sette si sono incatenati davanti alla sede dell'azienda per chiedere al Governo l'apertura di un tavolo per salvare lo stabilimento campano. «Ci siamo incatenati davanti alla sede di Fincantieri- hanno dichiarato i lavoratori, rappresentanti sindacali di Fiom, Fim, Uilm e Ugl - perché se chiude il cantiere, chiude la città di Castellammare». I lavoratori di Castellammare, a cui sta per scadere la cassa integrazione, chiedono, in particolare, a Fincantieri e alle istituzioni locali di mettere in campo investimenti per realizzare il nuovo bacino di carenaggio, tecnologicamente superato e adatto solo per il varo dei traghetti. «A differenza delle altre Regioni, dove si sono mobilitati le istituzioni e le forze politiche, noi vediamo, purtroppo in Campania registriamo una grave assenza», aggiungono. Ma è tutta la partita Fincantieri , la cantieristica nazionale, a finire al centro della protesta sindacale. «La questione deve diventare nazionale, come la Fiat lo è stata», spiega per la Fiom, Antonio Santorelli che ricorda i duecento anni di storia del cantiere i 648 occupati, e gli oltre 1.200 lavoratori dell'indotto in una città di 70 mila abitanti «che in passato è stata oggetto di scempi di ogni natura».
Liberazione 13/04/2011, pag 4
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