venerdì 10 giugno 2011

«Un sì estorto con la forza ma non avevamo scelta»

Pino Viola rappresentante sindacale Fiom

Pino Viola è il rappresentante sindacale della Fiom che due giorni fa ha invitato i suoi colleghi della ex Bertone a votare sì nel referendum che si è concluso ieri sera. Lui è stato il millesimo lavoratore a votare.

Ha vinto il sì e lei ha invitato i suoi colleghi a votare così. Soddisfatto?
Come potrei essere soddisfatto? Oggi è un giorno triste per me, per i miei colleghi e per i lavoratori in generale. Si può essere soddisfatti quando c'è una trattativa e si giunge ad un compromesso non quando vieni posto di fronte ad un ricatto. Noi Rsu della Fiom che abbiamo detto di votare sì non condividiamo una sola delle clausole vessatorie imposte dalla Fiat.

Scusi allora perché avete detto ai vostri lavoratori di votare sì?
Perché non volevamo che la Fiat scaricasse la responsabilità della chiusura della fabbrica sulle spalle di chi ha lottato per mantenere in vita la Bertone. Stiamo parlando di uomini e donne che per anni hanno fatto sacrifici immensi, che durante i periodi di distaccamento si alzavano alle tre del mattino per andare a lavorare anche a cinquanta chilometri di distanza. Sacrifici che hanno permesso alla Fiat di poter comprare la Bertone ancora viva anche in amministrazione controllata.

Cosa ha risposto ai suoi colleghi che le chiedevano le ragioni del sì Fiom?
Ho detto quanto dico a lei. Nei loro occhi ho letto rassegnazione, rabbia e amarezza. La stessa che sto provando io in questo momento. La stessa che prova la dirigenza Fiom rispetto la quale non esiste nessuna divaricazione come qualcuno continua a raccontare. Noi non ci siamo arresi. Certo sarebbe stato più facile seguire la strada del "no" duro. Ma la Fiat, come ha detto chiaramente durante l'ultimo incontro all'Unione industriale di Torino, avrebbe restituito la Bertone all'amministrazione straordinaria e i lavoratori avrebbero rischiato il licenziamento dopo anni di lotte. Non era possibile correre questo rischio. La Fiat ha dimostrato così di essere pronta a combattere una guerra senza regole dove non avrebbe esistato a sparare sulla Croce Rossa.

Lei domani mattina si dimetterà. Perché?
E' una questione di coerenza. Io e le altre nove Rsu della Fiom non siamo state in grado di ottenere un accordo che salvasse il lavoro, l'investimento e i diritti. Magari i prossimi delegati sindacali faranno meglio.
M.P.


Liberazione 04/05/2011, pag 6

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