venerdì 10 giugno 2011

Impianti sicuri e un piano industriale per rilanciare la produzione

Volterra (Pi) Ex saline di Stato

Federico Giusti
Volterra dista quasi due ore da Pisa, è la patria dell'alabastro, un tempo culla della civiltà etrusca. Negli anni ottanta e novanta la crisi dell'alabastro si è fatta sentire, chiusi laboratori artigianali con decine di posti di lavoro in meno. Ma anche tante piccole aziende della zona hanno chiuso i battenti e nella vicina Larderello con il ridimensionamento degli impianti dell'Enel la crisi occupazionale si è manifestata con forza, molti giovani hanno abbandonato la cittadina per cercare lavoro altrove, c'è chi terminati gli studi a Pisa o a Siena (Volterra è a metà strada tra le due città universitarie) è andato al Nord in cerca di una occupazione. Marica è una attrice e ci dice che perfino le attività culturali sono ridotte ai minimi termini costringendola a trasferirsi a Firenze, lei che a Volterra è legata da generazioni.
Nel Volterrano sarebbe sufficiente sfruttare le ricchezze paesaggistiche, puntare sull'energia alternativa, arrestare la speculazione edilizia promuovendo una edilizia ecologica (come troviamo scritto su alcuni giornali locali), un turismo culturale e l'artigianato per recuperare posti di lavoro, ma i tagli del Governo e l'arrivo di una lista civica di centrodestra non è di aiuto.
Per queste ragioni, la mobilitazione dei lavoratori delle ex saline di Stato è una occasione per coinvolgere la comunità locale, «una comunità locale - dicono alcuni insegnanti iscritti alla Flc Cgil e al Cobas scuola - che si è mobilitata contro i tagli della Gelmini per scongiurare la chiusura di alcune scuole e il ridimensionamento dei servizi sanitari.
«In sette anni alle saline- ci raccontano alcuni operai in pensione di Rifondazione - i dipendenti sono dimezzati passando da 70 a 38, la proprietà, negli ultimi anni, non ha ammodernato gli impianti ignorando anche le normative di sicurezza».
Il ricorso agli ammortizzatori sociali è avvenuto mentre la proprietà di questa azienda attuava strategie industriali e di mercato che non hanno prodotto risultati positivi, per esempio non si è puntato sul sale essiccato richiesto per le lavastoviglie e l'industria alimentare o sulla produzione di cloruro di sodio, un prodotto essenziale per liberare le strade invase dal ghiaccio. La Rsu delle saline ha anche scritto un documento sulla crisi dell'azienda per proporre soluzioni e investimenti, un documento che è stato ripreso dagli assessori regionali della Federazione della Sinistra che hanno presentato una interpellanza urgente in Consiglio regionale. Dal canto loro per sostenere la vertenza in corso sono arrivati anche i Cobas pisani.
Scegliendo prevalentemente la produzione di sale umido è stato commesso un errore, del resto le saline marine assicurano risultati migliori e a prezzi ridotti.
E' evidente che la proprietà non abbia un piano industriale, gli stessi dirigenti a cui si è affidata la direzione farebbero bene a dimettersi perché hanno portato alla rovina la produzione nel Volterrano e sono responsabili delle scarse condizioni di sicurezza in cui i dipendenti operano.
Ma è anche ipotizzabile che dietro a strategie di mercato errate possa celarsi la volontà di intascare i soldi per la cassa integrazione e abbandonare poi la produzione adducendo le solite motivazioni (costi eccessivi per l'ammodernamento degli impianti, ricavi insufficienti, nuove e non meglio definite strategie di mercato).
Su una cosa sono tutti d'accordo: le saline devono vivere e rilanciare la produzione ma con impianti sicuri e un piano industriale degno di questo nome. In caso contrario, operai, sindacati e cittadini si mobiliteranno «nell'interesse non solo dei lavoratori ma della comunità volterrana».


Liberazione 21/04/2011. pag 10

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