venerdì 10 giugno 2011

Grugliasco non è Mirafiori e il ricatto padronale vince

Ex Bertone Accettato il piano di Marchionne, Fim, Uilm e Fismic gongolano

Maurizio Pagliassotti
Torino
Ci sono poche telecamere e poche bandiere fuori dai cancelli della ex Bertone di Grugliasco. Non ci sono megafoni, volantini in distribuzione, facce torve, risse. E' tutto tranquillo. E' il tempo del lavoro alle condizione dettate dal padrone e basta. Gli uomini della Fiom che ieri hanno accettato il piano di Marchionne per la ex Bertone usano metafore scacchistiche per spiegare la situazione: abbiamo fatto la mossa del cavallo, dicono. Ma forse Airaudo e soci non sono avvezzi alla scacchiera. Se davvero ci fossero solo pedine bianche e nere sul tavolo la situazione potrebbe essere questa: Fiat e altri sindacati hanno due regine, due torri, due cavalli, due alfieri: tutti all'attacco. E la Fiom, e i suoi ricattati operai, hanno solo un re chiuso nell'angolo e un misero cavallo che tenta un mossa disperata che non evita l'assedio. E il piglio deciso che mettono le coraggiose Rsu Fiom e lo stesso Airaudo nel sostenere una scelta "intelligente" cozza con gli sguardi smarriti dei lavoratori che arrivano davanti ai cancelli di corso Allamano e chiedono: «Perché votiamo sì?» Tre parole a cui seguono spiegazioni fiume sul perché e sul percome. Il tutto mentre i vari Fismic, Fim e Uilm gongolano e ridacchiano: «Avete capito chi comanda… avete abbassato la cresta… dai compagni la vita continua però potevate almeno evitare questo referendum.»
E per rimanere negli scacchi la ragione di tutto questo è semplice: la Fiat, almeno in questa partita, era molto più forte: i sì, anche senza indicazione della Fiom, avrebbero vinto comunque, forse di poco, ma avrebbero vinto. Dopo sette anni di Cig agli operai della ex Bertone vogliono lavorare. La testa della Fiom non ammetterà mai questa supposizione ma le Rsu che presidiano il cancello della fabbrica sì: «Avremmo perso comunque, la gente vuole lavorare, le situazioni famigliari sono disperate. ..». Ed è davanti a questo cancello che tutti hanno il sospetto che questa famosa crisi infinita, voluta dalle banche e dai padroni come Marchionne, altro non sia che uno strumento per affamare i lavoratori e imporgli una dura decurtazione dei loro diritti. Perché la Fiat non lancia uno solo modello? Perché prima vuole demolire, uno alla volta, tutti i suoi stabilimenti. Così alla Ex Bertone vince il sì, le Rsu firmano il risultato e si dimettono «perché non siamo riusciti a coniugare lavoro e diritti». Dieci su sedici sono della Fiom . Vi saranno altre elezioni più avanti, la Fiom spera di avere un consenso bulgaro. Consenso che sarà vuoto e privo di potere. Ogni lavoratore sarà chiamato a firmare le condizioni del suo contratto. Anzi, le prossime Rsu avranno il compito di far rispettare manu militari le condizioni capestro volute da Fiat e firmate nel post referendum. Airaudo, Landini e Bellono dicono che trascineranno la Fiat davanti al giudice del lavoro perché il referendum è illegittimo. I loro delegati Bertone che si sono immolati all'ultimo momento come agnelli sacrificali credono ciecamente in questa linea
Ma la vittoria di Marchionne, Sacconi, Berlusconi, Fassino, Chiamparino, Bonanni, Angeletti, Camusso, Bersani appare davvero schiacciante davanti a questi cancelli tristi. E che abbiano vinto loro si capisce dalle lacrime degli operai che hanno votato sì. E non bastano le Rsu che parlano di future gloriose battaglie da combattere in tempi più proficui. Il padrone e suoi servi hanno imposto la loro clava. Siano pronti i prossimi quindi, Melfi e Cassino.


Liberazione 04/05/2011, pag 6

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